Aprile 16th, 2014

Questo uomo no, #44 (the crappy comment writer)

Quello che pensa di sapere cos’è il sessismo, e la prima cosa che ti dice è che c’è pure il sessismo delle donne nei confronti degli uomini.
Manco lo scrupolo di aprire il vocabolario, oppure Wikipedia. C’è il prefisso “sess-“, finisce in “-ismo”, allora è facile, lo sanno tutti, no?
Questo uomo no.

Quello che il problema non è questo, queste sono cose naturali che ci sono da sempre e sempre ci saranno; e poi c’è gente che non arriva alla fine del mese, ma chissenefrega del sessismo.
Delle conseguenze economiche di una società patriarcale e paternalista, costui non si preoccupa manco di sapere se possano esistere; forse perché non sono cose naturali.
Questo uomo no.

Quello che la parità è impossibile perché uomo e donna sono diversi, l’uomo è più forte, più grosso, la donna partorisce, non esiste ideologia che può evitare le conseguenze di questi dati di fatto naturali.
Ci siamo inventati lo stato di diritto, ma certo è scomodo osservare che funziona fino a quando fa il gioco di chi domina: poi, meglio usare la natura, o dare contro a “l’ideologia di genere”. La qualunque va bene, purché le cose non cambino.
Questo uomo no.

Quello che le quote rosa sono discriminanti verso gli uomini, l’importante è il merito, ma ti pare giusto che una viene scelta solo perché donna?
A lui invece pare giusto discriminare già tra bambini e bambine, in modo che non sia possibile manco che le donne arrivino a essere scelte; perché prima di toglierle dalle graduatorie, gli hanno tolto le idee dalla testa.
Questo uomo no.

Quello che non gl’interessa e trova tutto una gran perdita di tempo, perché sono tutti “concetti noti e risaputi”, cose che si dicevano già negli anni ‘70 e non hanno ottenuto alcun risultato.
Avete notato? E’ da un po’ che girano eruditi e specialisti della storia del femminismo, italiano e internazionale. Sono venuti fuori di recente, come gli esperti di cucina. Chissà dov’erano, fino a poco tempo fa.
Questo uomo no.

Quello che le donne devono avere rispetto anche loro, sennò dov’è la parità? Comodo avere tutte le facilitazioni e le protezioni, ma tanto le vedono tutti le donne a fare shopping, a rubare lo stipendio mentre dovrebbero essere in ufficio. Anzi, a casa, invece di rubare il lavoro agli uomini.
Si sa, le soluzioni migliori sono quelle più tradizionali. Lo schiavismo, per esempio, è perfetto: prendi un gruppo sociale e gli fai subire il peggio che c’è al mondo, dicendogli che è così da sempre, o per natura, o perché lo vuole un dio, o perché così è meglio per tutti.
Questo uomo no.

Quello che le femministe… (proseguire qui scegliendo una delle tante possibilità), è per questo che dicono quello che dicono.
E’ stupendo constatare come in Italia pressoché nessuno abbia la minima nozione riguardo la storia delle questioni di genere, ma tutti abbiano già innata l’idea di cosa sia una femminista. E’ nell’aria, proprio.
Questo uomo no.

Quello che dall’alto della sua professione (psicologo, avvocato, medico, imprenditore, risorse umane, analista dati…) corregge la visione del fenomeno “sessismo” alla visione del fenomeno che se ne ha dalla sua professione, che certamente - a suo insindacabile dire - è la più importante per avere una visione corretta del fenomeno.
Senza minimamente considerare la possibilità che anche l’esercizio e lo status della sua professione potrebbero aver subito dei condizionamenti e alimentato dei pregiudizi culturali sessisti; no, perché lui e il suo lavoro sono oltre i fenomeni, e da lì si possono cacare giudizi infallibili.
Questo uomo no.

Marzo 5th, 2014

Questo uomo no, #43 (the newspaper’s one)

Caro direttore di quotidiano, sempre pronto a rispondere solo alle lettere dei lettori che ti permettono di fare bella figura e di snocciolare i tuoi qualunquismi presuntuosi, presente in TV solo come un direttore di giornale sa fare - cioè altezzoso e belloccio e sputasentenze, forte coi deboli e debole coi forti, ignorante di qualunque questione di genere ma deciso a riderne come di frivolezze, roba per isteric@ e/o bigott@. Questo uomo no.

Caro vicedirettore di giornale sempre polemico e documentato, fastidiosamente sul pezzo soprattutto quando il tuo avversario dialettico non è presente, arguto sarcastico brillante mai accondiscendente, spietato nella parola e fulmineo nel gesto, sprezzante su tutti i sessismi perché li ritieni vecchiume, cose poco spendibili, anzi troppo “divisive”. Questo uomo no.

Caro caporedattore felice paternalista, approvi l’importanza la posizione la rilevanza la struttura di tutto ciò che va stampato, calcolando pesi e lunghezze per far quadrare il cerchio secondo la tua indiscutibile esperienza, attento al titolo al sottotitolo alle presenze - questo sì, questo no, questo di più, questo di meno, questo me lo cacci fuori per favore. Serve colore, in genere rosso, in genere rosa, meglio quando il rosa diventa rosso - oh, però tutto al suo posto, nella sezione giusta. Questo uomo no.

Caro caposervizio, tu che scegli i titoli, cambi le parole, chiedi le retoriche, decidi il tono oppure lo cambi, scarti tagli elimini riempi modifichi il lavoro altrui perché questo è il tuo lavoro, sezioni la tua sezione e ne plasmi forme e contenuti - non sia mai capiti un qualche esempio di sessismo, quello lo lasci perché è come il nero: va bene su tutto. Questo uomo no.

E tu, caro inviato, che esponi con la profondità e il distacco di chi appunto è lì inviato, mandato, lanciato, progettato, spedito, pagato per vedere, sentire e scrivere, hai la sensibilità giusta per mettere in crisi quel sistema che ti ha formato mente, occhi, mani, pelle e pregiudizi? O sei lì a fare l’organo senziente di qualcun altro, di qualcosa d’altro? Non ti preoccupare, per te risponderanno le tue parole - soprattutto quelle che non ci saranno. Questo uomo no.

Caro redattore, tu che ormai automaticamente cambi le tue e le altrui parole per meglio aderire ai desideri di questi qui sopra, che sai benissimo manovrare i tuoi toni con la stessa facilità e noncuranza riservata alle cose che possono essere rimpiazzate in qualunque momento, come potresti imporre - ma anche solo suggerire - una parola diversa, un’espressione migliore, non discriminante? E poi, perché? Non l’hai fatto tu questo lavoro, non l’hai fatto tu questo linguaggio sessista. Mica è colpa tua, no? Questo uomo no.

Rimani tu, praticante, rimani tu, a gratis. Impara a fare le cose come le vogliono questi qua sopra e tutto andrà bene. Forse, per te. Per altre e altri, un po’ meno. Questo uomo no.

Gennaio 30th, 2014

Questo uomo no, #42 (the one at Mamiani’s)

Pochi giorni fa sono stato al liceo Mamiani di Roma, dove il collettivo ha (auto)organizzato un “Laboratorio sulle questioni di genere”. Ho parlato per un’ora abbondante di linguaggio sessista nell’ambito privato, sociale, pubblico e sui media.

Queste le slides che ho usato: in formato PPT e in formato ODP.

Ho trovato ragazzi attenti e interessati - esattamente quello che speravo. Continueranno i loro incontri su altri temi: il queer, la transessualità… bravissimi. Dàje così.

Speravo in qualche “caso” che potesse esemplificare tante delle cose dette in quella occasione. Non c’è stato bisogno di aspettare molto: ieri, in Parlamento, violenza e insulti sessisti. Ottimi esempi di come non usare il corpo e il linguaggio; e che sono venuti da rappresentanti del potere legislativo, in quella fondamentale istituzione che è il Parlamento.

Tu, uomo che credi esitano dei momenti, delle situazioni, delle contingenze nelle quali il sessismo è giusto, lecito, si può usare, è inevitabile: sei solo un povero ipocrita. Questo uomo no.

Gennaio 7th, 2014

Questo uomo no, #41 (the smiling one)

L’uomo che rispetta le donne perché le guarda sempre sorridendo. Sempre. Che dicano “oggi è nuvoloso”, “la cosa coseggia” o “la morte si sconta vivendo”, lui sorride. Che si organizzino per protestare in piazza o che allestiscano un burlesque, lui sorride. Che quella che ha davanti le stia raccontando delle Mirabal o dei Ramones, lui sorride comunque. Questo uomo no.

L’uomo che ride delle sue battute a doppio senso - ma “io le donne le rispetto, eh”. L’uomo che fa sempre commenti sessisti - ma “io le donne le rispetto, eh”. Quello che fa facile umorismo sui più diffusi luoghi comuni maschilisti: la segretaria bòna, la dottoressa procace, la straniera disinibita, la casalinga infojata, la studentessa finta casta, la donna in carriera che l’ha data a tutti - ma “io le donne le rispetto, eh”. L’uomo che ride delle grasse, delle racchie, delle femministe, delle maestre, delle badanti, delle “donne delle pulizie”, delle donne al volante - ma “io le donne le rispetto, eh”. Questo uomo no.

L’uomo che “le donne sono di due tipi…” e ride. L’uomo che “le donne sono tutte uguali” e ride. L’uomo che “le donne non le capirò mai” e ride. L’uomo che “io lo so cosa vogliono le donne” e ride. L’uomo che “le donne hanno un’idea fissa” e ride. L’uomo che “le donne cambiano continuamente idea” e ride. L’uomo che “io con le donne sono sempre sfortunato” e ride. L’uomo che “non ho capito quelli che hanno problemi con le donne” e ride. Questo uomo no.

L’uomo che ride “perché le donne non si toccano nemmeno con lo stelo di un fiore”. L’uomo che ride “perché mi piace il gioco tra uomini e donne”. L’uomo che ride “perché io dalle donne mi faccio fare tutto”. L’uomo che ride “perché io nella vita sono condizionato dalle donne”. L’uomo che ride “perché non saprei come vivere senza le donne”. L’uomo che ride “perché non si parla mai di quello che subiamo noi uomini”. L’uomo che ride “perché sarebbe piaciuto a me, essere una donna”. Questo uomo no.

L’uomo che “i problemi sono altri”, e ride. L’uomo che “non capisco che differenza c’è tra uccidere un uomo e una donna”, e ride. L’uomo che “invece di preoccuparci delle tasse!” E ride. L’uomo che “ma non vedete che sono tutti argomenti inventati per rincoglionirci?” e ride. L’uomo che “ancora col femminismo?” E ride. L’uomo che “eh, però pure loro se la cercano”, e ride. L’uomo che “oh, ha perso la testa e l’ha ammazzata, può succedere”, e ride. L’uomo che “aho, intanto quello hai visto con chi scopa? Beato lui!” E ride. Questo uomo no.

L’uomo che ride, ride, ride - e opprime ridendo. Questo uomo no.

Novembre 25th, 2013

Questo uomo no, #40 (one day in Lugo)

Il 15 Novembre scorso sono stato invitato dall’associazione Demetra a tenere un seminario a Lugo di Romagna, che abbiamo deciso di intitolare “Sessismo, linguaggio, pratiche antisessiste”. E’ stata un’esperienza interessante e divertente, e per me l’occasione di conoscere meglio una realtà complessa come il mondo dei centri antiviolenza, portati avanti da lavoro volontario, lontani da grandi agglomerati urbani.

E’ a queste associazioni, al loro lavoro che andrebbero indirizzate campagne informative, finanziamenti, strutture, facilitazioni da parte di uno Stato che invece - come testimonia la loro stessa esistenza - è latitante, o peggio - come testimonia la vicenda del cosiddetto “DDL sul femminicidio”. Oggi, 25 novembre, molta retorica inutile farà tanto rumore.
Ma Demetra, e con lei tutt* quell* che fanno qualcosa contro la cultura delle discriminazioni di genere, ci saranno anche domani. Dàje così.

Questo il link per scaricare il file .ppt che ho usato in quella occasione.

In alcune slide - per esigenze di spazio e di facilità di espressione - gli argomenti sono solo accennati e ovviamente mancano nel testo i riferimenti diretti alle vicende di cronaca; ma si tratta sempre di elementi presi dalla mia attività antisessista. Quindi la maggior parte delle informazioni e dei link utili li trovate:

- nei miei post su Intersezioni;

- nei miei post su Femminismo a Sud;

- negli atri siti segnalati nell’ultima slide, e cioè:

comunicazionedigenere.wordpress.com

genitoricrescono.com 

iosonobellissima.it

lafilosofiamaschia.wordpress.com

maschileplurale.it

noino.org 

ritentasaraipiufortunato.blogspot.it

www.softrevolutionzine.org

vitadastreghe.blogspot.it 

- e in questo stesso Tumblr.

Ottobre 29th, 2013

Questo uomo no, #39 (My words in June)

Il 18 giugno 2013, grazie al gruppo Conversazioni di genere, sono stato invitato a parlare di "Media e femminicidio". Ecco qui le mie parole di quella sera, divise in cinque parti. Ringrazio Conversazioni di genere, in particolare Sara Pollice e Roberta Biasillo che hanno organizzato e filmato, e La Città dell’Utopia per l’ospitalità.

Parte 1/5 - Perché parlarne

Parte 2/5 - Trattamento nei media

Parte 3/5 - Deconstructing

Qui l’articolo oggetto del deconstructing.

Parte 4/5 - Cosa si può fare

Parte 5/5 - Links utili / Perché sono antisessista

Ottobre 17th, 2013

Questo uomo no, #38 (“I apologize if…”)

L’uomo che si scusa SE ha offeso qualcuno con la sua battuta sui negri, sui froci, sulle puttane, su quelli che (a suo dire) non scopano quanto potrebbero o che non si uniscono al coro dietro il classico “anvédi che fregna!”, sulle mamme in cucina e sulle famiglie tradizionali - l’uomo che non capisce che è sessista e/o razzista e che dovrebbe scusarsi PER aver offeso qualcuno. Questo uomo no.

L’uomo che ti dà dell’esagerato, del fanatico, dell’ideologo, che pensa che la “parità” consista o nell’insultare tutti i generi allo stesso modo, o nel dare a tutti gli stessi doveri fingendo che finora tutti abbiano avuto gli stessi diritti, l’uomo che non ha idea di cosa sia il femminismo ma pensa di sapere benissimo cos’è una femminista - l’uomo che è ancora pieno del peggiore -ismo possibile. Questo uomo no.

L’uomo che pensa di essere molto ironico se propugna le sue battaglie civili usando un fumetto che scopiazza un supereroe Marvel applicandogli la ceppa di John Holmes. E indovinate chi viene gratificato di tale supereroico superpisello? La casalingua. E via di stereotipo sessista, ah ah ah! Questo uomo no.

L’uomo che legge un media digitale dedicato alla cultura contemporanea che propone un contenuto alternativo, satirico ed originale, tanto alternativo satirico e originale che - indovinate un po’? - sguazza nel sesissmo più becero proponendo il mappamondo del livello di troiaggine. Ah, che satira, che originalità, com’è alternativo! Questo uomo no.

L’uomo che invece confida in media più generalisti e di consolidata fama, nei quali può trovare, nella sezione Tecnologia » Web » Gratis Online pubblicata un’interessantissima, tecnologica, gratuita rassegna delle dieci tipiche "fighe di legno". Ah ah ah, che risate! Attendo trepidante la lista dei dieci tipici cazzi mosci, sempre in Tecnologia » Web » Gratis Online, all’insegna della “parità” di cui sopra. Questo uomo no. 

L’uomo che non sa distinguere ironia e sessismo, creatività e sessismo, satira e sessismo, è sessista. E non mi scuso SE non lo capisce quando glielo dico. Questo uomo no.

Ottobre 10th, 2013

Questo uomo no, #37 (knights&gentlemen)

Ah, l’uomo che elogia le donne di una volta, le “vere” donne, le donne regine della casa, le donne che stanno lì dove tu sai che stanno sempre, le donne che accettano di essere mamme/mogli/donne e che gli piace - e che soprattutto hanno avuto tante possibilità di scelta. Questo uomo no.

Ah, l’uomo che apre la portiera, l’uomo che porge il braccio per aiutare a salire le scale, l’uomo che porge sempre il braccio per passeggiare, l’uomo che tiene l’ombrello su di lei anche se si bagna, l’uomo che offre la sedia per sedersi, che offre la giacca per scaldarsi, l’uomo che tiene aperto il portone - tanto il ponte levatoio, allora come ora, lo chiude lui. Questo uomo no.

Ah, l’uomo che capisce NO come fosse SI, l’uomo che apprezza la donna che nasconde le sue intenzioni perché lo vuole più audace, l’uomo che valuta la donna inversamente al numero di uomini che ha avuto, l’uomo che non concede tempo a una donna perché lui vuole LA donna, l’uomo che ama corteggiare e sedurre - perché ama il potere e non i sentimenti. Questo uomo no.

Ah, l’uomo che prende un “sì” per andare a cena, un ”sì” per prendere un drink, un ”sì” per vedere un film al cinema, un ”sì” al passaggio in macchina, un ”sì” allo shopping compulsivo, un ”sì” alla corsa al parco, un ”sì” alla chiacchierata in pausa pranzo, un ”sì” al tango o alla disco - tutti come un “sì” al sesso. Questo uomo no.

Ah, l’uomo che mette la donna su un piedistallo, il piedistallo della moglie, il piedistallo della mamma, il piedistallo della sorella, il piedistallo della compagna, il piedistallo della santa, il piedistallo della nonna - piedistalli o castelli, sempre prigioni sono. Questo uomo no. 

Luglio 16th, 2013

Questo uomo no, #36 (designers)

Come si propaga una cultura sessista? Per esempio, così.

Luglio, tempo di “open days”. Quelle manifestazioni-vetrina nelle quali le università e gli istituti similari organizzano manifestazioni e iniziative per presentarsi al pubblico, per interessare le matricole e farle iscrivere. E’ il marketing - può non piacere, ma è necessario e anche utile, in questo caso.

Metti che io sia un noto e prestigioso istituto di design. Che per il mio open day, oltre ai colloqui con i docenti, metta in campo il personale necessario a dare informazioni logistiche, sulle borse di studio, sulle possibilità lavorative. E in più, per animare la giornata, organizzo anche un workshop per i ragazzi che vorrebbero iscriversi, per far provare loro come si lavora “sul campo”. Fin qui, tutto normale e meritorio.

Però il workshop lo chiamo “Uomini VS Donne”: gli uomini svilupperanno un progetto di comunicazione musicale per un famoso dj, mentre le donne potranno progettare e realizzare un accessorio a scelta con l’aiuto di un insegnante di Fashion Design.

Scritto così, io metto i generi uno contro l’altro. Scritto così, le donne hanno un aiuto, gli uomini non ne hanno bisogno. Scritto così, se una donna vuole provare a progettare la comunicazione musicale del dj, non può farlo; se un uomo vuole realizzare un accessorio di moda, non può farlo. Scritto così, è sessismo.

Penserete che a nessuno verrebbe in mente di organizzare un’iniziativa promozionale così stupidamente sessista. E invece no. Succede davvero.

Come si propaga una cultura sessista? Per esempio, così.

Giugno 5th, 2013

Questo uomo no, #35 (the hyenas)

A volte è il caso di pubblicare anche cose altrui. Pubblico questo link

http://politicafemminile-italia.blogspot.it/2013/06/le-iene-sullo-stupro-questa-non-e.html

e sottoscrivo quanto viene detto lì. Con qualche precisazione da fare in quanto uomo, nel senso di essere umano di sesso maschile, eterosessuale, antisessista.

La posizione retorica scelta per il servizio de Le Iene “Sesso o stupro?”- cioè persone che parlano “contro” una persona che si è espressa altrove e “risponde” solo in forma scritta - è una posizione di potere, non di equilibrio. Con l’ipocrita scusa che lei ha il diritto di non parlare di ciò che è successo, si permette a gli altri coinvolti di parlare in sua assenza. Gli imputati non sono in studio, in diretta: è tutto registrato, preparato. Non è possibile neanche lontanamente paragonare questo servizio a un confronto tra posizioni opposte, a un racconto equilibrato. Ci sono tre uomini presenti e parlanti e una donna assente; lei ha il diritto di non esserci, ma lo paga con la condanna a non poter replicare, a non poter rispondere alle esatte parole della controparte. Per me, questo è un sopruso da parte di chi ha costruito il servizio giornalistico.

Le parole sono importanti - e le immagini pure. Ci sono due uomini che raccontano la loro storia e un altro uomo che racconta le circostanze, porge le domande, guida l’attenzione di chi sta guardando. E’ - questo dicono le immagini - una versione maschile di quanto accaduto. Se il giornalista avesse davvero tenuto a un equilibrio tra le parti, e se avesse davvero voluto rimarcare un’anomalia processuale tra i tanti casi di stupro conclusi positivamente con la giusta punizione comminata ai colpevoli, avrebbe reso anche questi elementi visibili nel servizio con altri volti, altre persone, altri generi, offrendo una visione più vasta del problema - facendo comprendere che questo caso dovrebbe assumere un’importanza che va al di là delle persone direttamente coinvolte. L’invito finale a denunciare, da parte delle donne che subiscono abusi, è ugualmente ipocrita, come il resto: dopo diciotto minuti di quel trattamento, come si può pensare di aver incoraggiato qualcuna a denunciare?

Lo dico cinicamente: leggendo tanti commenti al video prima di vederlo, pensavo ad una operazione mediatica fatta di opinioni illustri, dottoresse psicoesperte pronte a sostenere la possibilità di una montantura fatta dalla vittima, corroborate da rimandi ad altri famosi casi di falsi stupri, oppure con il classico “esperto” scelto ad hoc tra quelli che la pensano nella maniera più adatta. Invece il servizio è semplicemente un’arringa in difesa degli imputati, maschi, costruita da un uomo, maschio, nella quale si sentono solo voci maschili (si, vabbè, la mamma, certo), e si vedono solo volti maschili. E’ un racconto maschile fatto al maschile, tutto qui. Questo uomo no.

Ci tengo a dire esplicitamente che l’esito del processo d’appello, e della vicenda giudiziaria nel suo complesso, nella mia opinione non c’entra più col giudizio su questo lavoro giornalistico. Domani lei potrebbe confessare che s’è inventata tutto - questo servizio rimarrebbe quell’inguardabile sopruso che è, e l’ “avere ragione”, notoriamente, non giustifica nessun sopruso.

Maggio 29th, 2013

Questo uomo no, #34 (a little comeback)

Ogni tanto mi piace tornare alle origini. Oggi parliamo di pubblicità.

Guardate questo spot:

Già si sprecano, in rete, i commenti entusiasti e positivi. Già usato centinaia di volte il classico “geniale!”. Oh, sia chiaro: la confezione è divertente e tecnicamente ineccepibile; la trasformazione in “film” delle mitiche Wacky Races è perfetta quanto furbacchiona, quello che ci vuole in uno spot.

Peccato per un particolare. Uno solo. Il solito. Lei.

Nello spot, lei è l’unica con la macchina in panne. E’ l’unica che non vuole sorpassare, ostacolare, vincere sul protagonista (maschile). Penelope Pitstop non era certo il personaggio di una “femminista” - in nessun senso. Però gareggiava da sola, se la cavava da sola, e indossava pantaloni e stivali - cose adatte all’avventura. Nello spot, lei ha la minigonna e i tacchi alti - e aspetta lui, che la porta via da sola, abbandonando Mattley, il cane.

Come si ratifica un’immagine sessista, una cultura sessista, un’abitudine sessista, un linguaggio sessista? Così. Complimenti. Questo uomo no.

Maggio 20th, 2013

Questo uomo no, #33 - #tisaluto

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In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.

Spesso abbiamo fatto commenti misogini e sessisti - non si nasce antisessisti - e ne abbiamo anche subiti. Considerazioni sul corpo altrui e sul suo uso sessuale e sessuato, allo scopo di intimidire, ridicolizzare e ricondurre alla condizione di oggetto, come critica alle altrui opinioni o come violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio, quando espresso da un sesso che non è il nostro.

In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.

Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto. Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.

L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.
L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.

Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero, abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).

Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.

Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate i generi sessuali o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.

Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice. Andiamocene. E diciamo #tisaluto.

(Il disegno e il post originali sono di Giorgia Vezzoli. Grazie Giorgia. Il post è stato anche pubblicato da Loredana Lipperini, Lorella Zanardo, Giovanna Cosenza, Sabrina Ancarola, Mammamsterdam, Zeroviolenzadonne, Un altro genere di comunicazione, Ipazia è(v)vivaLa donna obsoleta, Laboratorio Donnae, Sud De-Genere,Coppette amore e…, Politica Femminile, Caso mai, Zauberei, Cosmic Mummy, in genere, the new Brix Blog, Mammaeconomia, Donne in ritardo, Valentina Maran, malapecora, Essere Donne, Mente Miscellanea, I Fratelli Karamazov, Anarkikka, Il porto delle nuvole, Considerazioni di una donna, Donne Viola, Sabrina Barbante, Ho fatto il composto!, Carla “conta” e crea).

Aprile 29th, 2013

Questo uomo no, #32 

Dice Treccani: monumento /monu’mento/ (ant. monimento) s. m. [dal lat. monumentum “ricordo, monumento”]. - 1. a. (archit., artist.) [opera scultoria o statuaria eretta a celebrazione di persone illustri o in memoria di avvenimenti gloriosi] ≈ ⇓ mausoleo, obelisco, statua, tempio, tomba. b. (estens., archeol.) [spec. al plur., ciò che resta di antiche civiltà scomparse] ≈ resto, vestigio. ‖ testimonianza. 2. (fig., lett.) [opera d’ingegno che rappresenta esemplarmente un’epoca, un autore, ecc.] ≈ documento, testimonianza. 3. (fig.) [edificio, mobile e sim., dall’aspetto tetro e imponente] ≈ (scherz.) catafalco, (pop.) mammozzo, (scherz.) mausoleo.

E allora, monumenti siano.

* Monumento uno

"Violata" è stata commissionata da un gruppo di donne a un uomo. Perché? Il femminicidio non riguarda il corpo delle donne? E infatti, l’artista non può che usare, in questo caso, l’immaginazione "su" una donna. Con l’immancabile borsetta.

http://www.pariopportunita.marche.it/la_commissione/index.php

http://247.libero.it/rfocus/17448253/1/una-statua-contro-la-violenza-sulle-donne-video/

http://www.corrieredellacampania.com/ad-ancona-sara-esposta-violata-il-primo-monumento-in-europa-anti-violenza-femminile/

* Monumento due

Non è ancora dato sapere con certezza se in Italia abbiamo un degno monumento per il femminicidio; sicuramente l’abbiamo per lo stupro.
 
http://www.nazioneindiana.com/2013/03/30/normali-normali-normali-normali-normali-normali-normali-normali/
 
http://www.reset-italia.net/2013/03/25/stupro-montalto-marinella-branco-sentenza/

* Monumento tre 

Oh, di questo esemplare di monumentale ipocrita ce ne sono tanti. L’ultimo: il commentatore che dissente su Fabrizio Tarducci e il suo invito ritirato per il “concertone” del 1 Maggio. Ma è solo un esempio, eh.

Qualche esempio sul blog di Michela Murgia
http://www.michelamurgia.com/cultura/generi/798-fabri-fibra-e-la-soglia-etica

Qui il mio modesto contributo:
http://intersezioni.noblogs.org/post/2013/04/19/deconstructing-la-censura/

Febbraio 20th, 2013

Questo uomo no, #31 (on the night)

Georges, scusami, le tue parole mi piacciono troppo.
Ho rubato un titolo a Perec (valle a chiamare coincidenze, Ines) per parlare di alcuni tipi di recinto - non solo linguistico - che vedo funzionare benissimo nel loro ruolo contenitivo, restrittivo, ghettizzante.

La televisione, si sa, è costruita per impedire il nesso logico, il ragionamento, e pure in certi casi anche il paragone, la metafora, l’analogia, che sembrerebbero strumenti più naturali e meno cerebrali, vengono disinnescati con sapienza. Il contesto culturale che viene connotato al fenomeno mafioso, al razzismo e all’omofobia, invece al sessismo è accuratamente negato, costantemente nascosto. Da chi? Da cosa? Questo uomo no.

Sui giornali passano come notizie cose come queste, mentre i pochi discorsi “di genere” sono lasciati lì dove nessuno di quelli cui farebbero più bene - gli uomini - li andranno mai a leggere. Cari direttori di giornale, per l’ennesima volta, questo uomo no.

Ci sono poi luoghi, come il bagno, nel quale è possibile misurare tante piccole cose riguardo il sessismo. Quelle cose che, quando le trovi incollate sei metri per tre su un manifesto, ti lasciano senza parole. A parte dire questo uomo no.

Ottobre 28th, 2012

Questo uomo no, #30 (on the road)

Continuano a piovere, sul web, parole, discorsi, linguaggi sessisti. Principalmente in occasione di femminicidi, o di mancati femminicidi, o di articoli negazionisti del femminicidio, ne spuntano di nuovi. Il femminicidio appare così come la punta di un iceberg, come la piccola parte visibile di un enorme massa ghiacciata di cultura patriarcale che naviga placida tra l’indifferenza di chi ne vede solo la minima parte. Invece di sentirlo come un sintomo, un segnale, di una realtà sessista ben più vasta, inquietante e complessa, esso viene rapidamente assimilato al gesto sconsiderato del folle di turno - grave e orribile, certo, ma insomma, uno dei tanti. Continuano a pensarla così, nella loro ipocrita indifferente sicumera, la maggior parte degli uomini: tra i quali, beninteso, prima il femminicida era il comune e tipico “bravo ragazzo”. Questo uomo no.