Giugno 5th, 2013

Questo uomo no, #35 (the hyenas)

A volte è il caso di pubblicare anche cose altrui. Pubblico questo link

http://politicafemminile-italia.blogspot.it/2013/06/le-iene-sullo-stupro-questa-non-e.html

e sottoscrivo quanto viene detto lì. Con qualche precisazione da fare in quanto uomo, nel senso di essere umano di sesso maschile, eterosessuale, antisessista.

La posizione retorica scelta per il servizio de Le Iene “Sesso o stupro?”- cioè persone che parlano “contro” una persona che si è espressa altrove e “risponde” solo in forma scritta - è una posizione di potere, non di equilibrio. Con l’ipocrita scusa che lei ha il diritto di non parlare di ciò che è successo, si permette a gli altri coinvolti di parlare in sua assenza. Gli imputati non sono in studio, in diretta: è tutto registrato, preparato. Non è possibile neanche lontanamente paragonare questo servizio a un confronto tra posizioni opposte, a un racconto equilibrato. Ci sono tre uomini presenti e parlanti e una donna assente; lei ha il diritto di non esserci, ma lo paga con la condanna a non poter replicare, a non poter rispondere alle esatte parole della controparte. Per me, questo è un sopruso da parte di chi ha costruito il servizio giornalistico.

Le parole sono importanti - e le immagini pure. Ci sono due uomini che raccontano la loro storia e un altro uomo che racconta le circostanze, porge le domande, guida l’attenzione di chi sta guardando. E’ - questo dicono le immagini - una versione maschile di quanto accaduto. Se il giornalista avesse davvero tenuto a un equilibrio tra le parti, e se avesse davvero voluto rimarcare un’anomalia processuale tra i tanti casi di stupro conclusi positivamente con la giusta punizione comminata ai colpevoli, avrebbe reso anche questi elementi visibili nel servizio con altri volti, altre persone, altri generi, offrendo una visione più vasta del problema - facendo comprendere che questo caso dovrebbe assumere un’importanza che va al di là delle persone direttamente coinvolte. L’invito finale a denunciare, da parte delle donne che subiscono abusi, è ugualmente ipocrita, come il resto: dopo diciotto minuti di quel trattamento, come si può pensare di aver incoraggiato qualcuna a denunciare?

Lo dico cinicamente: leggendo tanti commenti al video prima di vederlo, pensavo ad una operazione mediatica fatta di opinioni illustri, dottoresse psicoesperte pronte a sostenere la possibilità di una montantura fatta dalla vittima, corroborate da rimandi ad altri famosi casi di falsi stupri, oppure con il classico “esperto” scelto ad hoc tra quelli che la pensano nella maniera più adatta. Invece il servizio è semplicemente un’arringa in difesa degli imputati, maschi, costruita da un uomo, maschio, nella quale si sentono solo voci maschili (si, vabbè, la mamma, certo), e si vedono solo volti maschili. E’ un racconto maschile fatto al maschile, tutto qui. Questo uomo no.

Ci tengo a dire esplicitamente che l’esito del processo d’appello, e della vicenda giudiziaria nel suo complesso, nella mia opinione non c’entra più col giudizio su questo lavoro giornalistico. Domani lei potrebbe confessare che s’è inventata tutto - questo servizio rimarrebbe quell’inguardabile sopruso che è, e l’ “avere ragione”, notoriamente, non giustifica nessun sopruso.

Maggio 29th, 2013

Questo uomo no, #34 (a little comeback)

Ogni tanto mi piace tornare alle origini. Oggi parliamo di pubblicità.

Guardate questo spot:

Già si sprecano, in rete, i commenti entusiasti e positivi. Già usato centinaia di volte il classico “geniale!”. Oh, sia chiaro: la confezione è divertente e tecnicamente ineccepibile; la trasformazione in “film” delle mitiche Wacky Races è perfetta quanto furbacchiona, quello che ci vuole in uno spot.

Peccato per un particolare. Uno solo. Il solito. Lei.

Nello spot, lei è l’unica con la macchina in panne. E’ l’unica che non vuole sorpassare, ostacolare, vincere sul protagonista (maschile). Penelope Pitstop non era certo il personaggio di una “femminista” - in nessun senso. Però gareggiava da sola, se la cavava da sola, e indossava pantaloni e stivali - cose adatte all’avventura. Nello spot, lei ha la minigonna e i tacchi alti - e aspetta lui, che la porta via da sola, abbandonando Mattley, il cane.

Come si ratifica un’immagine sessista, una cultura sessista, un’abitudine sessista, un linguaggio sessista? Così. Complimenti. Questo uomo no.

Maggio 20th, 2013

Questo uomo no, #33 - #tisaluto

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In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.

Spesso abbiamo fatto commenti misogini e sessisti - non si nasce antisessisti - e ne abbiamo anche subiti. Considerazioni sul corpo altrui e sul suo uso sessuale e sessuato, allo scopo di intimidire, ridicolizzare e ricondurre alla condizione di oggetto, come critica alle altrui opinioni o come violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio, quando espresso da un sesso che non è il nostro.

In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.

Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto. Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.

L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.
L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.

Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero, abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).

Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.

Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate i generi sessuali o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.

Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice. Andiamocene. E diciamo #tisaluto.

(Il disegno e il post originali sono di Giorgia Vezzoli. Grazie Giorgia. Il post è stato anche pubblicato da Loredana Lipperini, Lorella Zanardo, Giovanna Cosenza, Sabrina Ancarola, Mammamsterdam, Zeroviolenzadonne, Un altro genere di comunicazione, Ipazia è(v)vivaLa donna obsoleta, Laboratorio Donnae, Sud De-Genere,Coppette amore e…, Politica Femminile, Caso mai, Zauberei, Cosmic Mummy, in genere, the new Brix Blog, Mammaeconomia, Donne in ritardo, Valentina Maran, malapecora, Essere Donne, Mente Miscellanea, I Fratelli Karamazov, Anarkikka, Il porto delle nuvole, Considerazioni di una donna, Donne Viola, Sabrina Barbante, Ho fatto il composto!, Carla “conta” e crea).

Aprile 29th, 2013

Questo uomo no, #32 

Dice Treccani: monumento /monu’mento/ (ant. monimento) s. m. [dal lat. monumentum “ricordo, monumento”]. - 1. a. (archit., artist.) [opera scultoria o statuaria eretta a celebrazione di persone illustri o in memoria di avvenimenti gloriosi] ≈ ⇓ mausoleo, obelisco, statua, tempio, tomba. b. (estens., archeol.) [spec. al plur., ciò che resta di antiche civiltà scomparse] ≈ resto, vestigio. ‖ testimonianza. 2. (fig., lett.) [opera d’ingegno che rappresenta esemplarmente un’epoca, un autore, ecc.] ≈ documento, testimonianza. 3. (fig.) [edificio, mobile e sim., dall’aspetto tetro e imponente] ≈ (scherz.) catafalco, (pop.) mammozzo, (scherz.) mausoleo.

E allora, monumenti siano.

* Monumento uno

“Violata” è stata commissionata da un gruppo di donne a un uomo. Perché? Il femminicidio non riguarda il corpo delle donne? E infatti, l’artista non può che usare, in questo caso, l’immaginazione “su” una donna. Con l’immancabile borsetta.

http://www.pariopportunita.marche.it/la_commissione/index.php

http://247.libero.it/rfocus/17448253/1/una-statua-contro-la-violenza-sulle-donne-video/

http://www.corrieredellacampania.com/ad-ancona-sara-esposta-violata-il-primo-monumento-in-europa-anti-violenza-femminile/

* Monumento due

Non è ancora dato sapere con certezza se in Italia abbiamo un degno monumento per il femminicidio; sicuramente l’abbiamo per lo stupro.
 
http://www.nazioneindiana.com/2013/03/30/normali-normali-normali-normali-normali-normali-normali-normali/
 
http://www.reset-italia.net/2013/03/25/stupro-montalto-marinella-branco-sentenza/

* Monumento tre 

Oh, di questo esemplare di monumentale ipocrita ce ne sono tanti. L’ultimo: il commentatore che dissente su Fabrizio Tarducci e il suo invito ritirato per il “concertone” del 1 Maggio. Ma è solo un esempio, eh.

Qualche esempio sul blog di Michela Murgia
http://www.michelamurgia.com/cultura/generi/798-fabri-fibra-e-la-soglia-etica

Qui il mio modesto contributo:
http://intersezioni.noblogs.org/post/2013/04/19/deconstructing-la-censura/

Febbraio 20th, 2013

Questo uomo no, #31 (on the night)

Georges, scusami, le tue parole mi piacciono troppo.
Ho rubato un titolo a Perec (valle a chiamare coincidenze, Ines) per parlare di alcuni tipi di recinto - non solo linguistico - che vedo funzionare benissimo nel loro ruolo contenitivo, restrittivo, ghettizzante.

La televisione, si sa, è costruita per impedire il nesso logico, il ragionamento, e pure in certi casi anche il paragone, la metafora, l’analogia, che sembrerebbero strumenti più naturali e meno cerebrali, vengono disinnescati con sapienza. Il contesto culturale che viene connotato al fenomeno mafioso, al razzismo e all’omofobia, invece al sessismo è accuratamente negato, costantemente nascosto. Da chi? Da cosa? Questo uomo no.

Sui giornali passano come notizie cose come queste, mentre i pochi discorsi “di genere” sono lasciati lì dove nessuno di quelli cui farebbero più bene - gli uomini - li andranno mai a leggere. Cari direttori di giornale, per l’ennesima volta, questo uomo no.

Ci sono poi luoghi, come il bagno, nel quale è possibile misurare tante piccole cose riguardo il sessismo. Quelle cose che, quando le trovi incollate sei metri per tre su un manifesto, ti lasciano senza parole. A parte dire questo uomo no.

Ottobre 28th, 2012

Questo uomo no, #30 (on the road)

Continuano a piovere, sul web, parole, discorsi, linguaggi sessisti. Principalmente in occasione di femminicidi, o di mancati femminicidi, o di articoli negazionisti del femminicidio, ne spuntano di nuovi. Il femminicidio appare così come la punta di un iceberg, come la piccola parte visibile di un enorme massa ghiacciata di cultura patriarcale che naviga placida tra l’indifferenza di chi ne vede solo la minima parte. Invece di sentirlo come un sintomo, un segnale, di una realtà sessista ben più vasta, inquietante e complessa, esso viene rapidamente assimilato al gesto sconsiderato del folle di turno - grave e orribile, certo, ma insomma, uno dei tanti. Continuano a pensarla così, nella loro ipocrita indifferente sicumera, la maggior parte degli uomini: tra i quali, beninteso, prima il femminicida era il comune e tipico “bravo ragazzo”. Questo uomo no.

Settembre 3rd, 2012

Questo uomo no, #29

Lo so, certi discorsi sono un po’ lunghi, ma vanno fatti come si deve oppure è meglio non farli - almeno così la vedo io. Grazie ancora per la pazienza.

Come se non bastassero i problemi, c’è anche la questione del linguaggio usato per esprimerli - cosa che diventa un problema a sé. Distinguere ed affrontare queste situazioni senza giocare ipocritamente su piani differenti è importante quanto lasciare a tutti i dialoganti la possibilità di capire questa differenza.

Se no, so’ bòni tutti. All’opposto dell’uomo che ascolta e che fa domande per ascoltare meglio, c’è l’uomo violento. Questo uomo no.

Luglio 12th, 2012
Giugno 3rd, 2012

Questo uomo no, #27.

I potenti mezzi che il web mette a disposizione di chiunque, rivelando dati pubblici e parole pubbliche, possono suscitare sorprese: il 20% delle visite a questo blog vengono da siti di noti maschilisti, o da forum di gruppi di maschioni. Sono pochi di numero, eh, però danno grosse soddisfazioni. Ammetto la sconfitta: la mia frequentazione di quegli spazi si limita alle pagine che Shinystat mi dice che sono linkate a questa. Però è giusto fare contenti i propri lettori, senza distinzioni di provenienza culturale: quindi proseguo il campionario di maschilisti tipici, stavolta con qualche caso personale pescato in rete.

Caro maschilista da forum, grazie per le tue assidue visite in questo blog, mi fai aumentare le statistiche e il mio ego se ne giova. Però è meglio che obbedisci al tuo capo carismatico: non venire più a leggere, tanto non ho la benché minima voglia di farti cambiare idea, mi piaci così come sei. Un pessimo esempio di essere umano. Come ho scritto in una di quelle risposte che ti sei guardato bene dal ricopiare sul tuo forum, per bullarti con i tuoi ganzi amici maschioni che non ti rispondo, non è reato essere maschilisti, quindi per me puoi continuare benissimo ad esserlo - i problemi sono altri. Indipendentemente da quello che pensi e da quello che dici, la realtà è quella che è, che tu la veda o no, che tu le cose le capisca o no. A proposito, provo a spiegartene una: se dico di parlare agli uomini e per gli uomini, ma poi con te non voglio parlare, non è incoerenza: è che nella mia idea di uomo tu non ci rientri. Questo uomo no.

Quelli che invece prendono frasi a caso nel web scritte da me - in qualche caso anche su mia moglie - dovrebbero avere l’onestà intellettuale (sempre ammesso che sappiano che vuol dire “onestà”, che vuol dire “intellettuale” e cosa vogliono dire le due parole messe insieme) di riportare il link completo, in modo che tutti gli altri maschioni in ansia possano vedere di che si tratta; per esempio, potrebbe essere un sito goliardico di un campionato di fantacalcio, e non l’ultima stesura del mio testamento spirituale, vergata col sangue. Ammesso anche che siano in grado di comprendere una qualche forma di ironia non sessista. Questo uomo no.

Ci sono pure quelli che pensano di divertirsi ridendo del mio curriculum di studi; purtroppo fanno solo pena, tutto lì. Fingendo che serva qualche dote intellettuale particolare per essere antisessista, questi poverini imputano alla perdita di tempo - che per loro sarebbe studiare - quella mia “devianza” dal genere maschile che loro tanto aborrono. Troppo comodo, cari amici ignorantoni: non serve nessuna particolarità per essere antisessista. Se non intervenisse una cultura machista e tanti suoi complici stupidi e violenti, il rispetto tra generi sarebbe la normalità. Questo uomo no.

Un posto speciale, nel mio cuore, ce l’hanno i maschilisti analfabeti di ritorno. Due casi tipici, su tutti. Quello che, dopo il mio recente lavoro postato da “Il corpo delle donne”, dice che io colpevolizzo tutti gli uomini. Capito? Dopo un lavoraccio di ore per fare percentuali, distinguo, separazioni chirurgiche, lui deduce che io colpevolizzo tutti gli uomini, indistintamente. Vabbè, caro maschione, una sola domanda: perché fai finta di leggere quello che ho scritto? Se devi dire scemenze, non c’è bisogno!
Oppure quello che sostiene come il mio modo di argomentare l’antisessismo “ghettizzi” gli uomini, alimentando così un pericoloso rancore. Ah, io li ghettizzo: i loro forum, i loro “circoli”, le loro esclusive associazioni li ho fatti io, sono nati per causa mia e degli antisessisti. Annàmo bene. E poi, il pericoloso rancore che si vede in questi fatti lo avrei alimentato io? Ce ne vuole per dire cretinate del genere eh, complimenti. Questo uomo no.

Un altro caso tipico è quello che, sull’onda di un recente personaggio di Caterina Guzzanti, chiamerei “quello delle foibe”. Il tipo cioè che, qualunque cosa scriva io, sostiene che “agli uomini succede di subire di peggio, ma di quello non dici niente perché non ti conviene”. Approfitto per chiarire una cosa: io non “difendo le donne” o cose del genere, io voglio contribuire ad eliminare il maschilismo e il machismo dalla cultura nella quale vivo - questo è il motivo per cui non mi definisco “femminista” ma “antisessista” (cosa che infatti non viene digerita bene dai commentatori maschioni, che facendo finta di non capire la differenza, continuano a darmi del “femminista” come fosse un insulto; invece è solo un loro errore). Quindi non è che non parlo di quelle cose perché “non mi conviene”: di fatti brutti ne succedono tanti, e mi dispiace, ma io non ho tempo di scrivere di tutti, ho fatto la mia scelta, e magari ci sono altri che lo fanno di più e meglio. Mi sbaglio? Bene, dimostramelo, caro maschione: fatti i tuoi spazi, partecipa e fai partecipare gente alle tue iniziative, desta interesse con i tuoi metodi. A rompere le scatole a me che non le rompo a te, fai solo la figura del cretino. Oppure è a te che non conviene essermi indifferente, sennò non ti si fila nessuno e c’hai i crolli di autostima? Questo uomo no.

Sempre attuale rimane il maschione col chiodo fisso della fica - un po’ frustrato evidentemente, permettetemelo - che sostiene che tutto il mio fervore antisessista sia finalizzato a “rimorchiare” (il linguaggio è questo, scusate: io direi, non so, “fare sesso”, “avere sesso”, ma si vede che non possono proprio fare a meno di una metafora nella quale la donna subisce il loro volere). Infatti, come voi tutti sapete, un modo facile e rapido per fare conquiste femminili qual è? Frequentare circoli e ambienti femministi o antisessisti. I sabati sera questi luoghi pullulano di maschi in delirio ormonale pronti a qualsiasi performance antisessista per adescare la femmina più femminista di tutte, pronta lì per loro. E non avete idea di che succede alle presentazioni di libri sui temi di genere, o sulla violenza domestica: orge scatenate che Sodoma e Gomorra al confronto sembrano raduni di scout. Cari bei maschioni, fatevi qualche pippa in più e cercate di sembrare almeno meno ridicoli. Questo uomo no.

Maggio 25th, 2012

Lo so…

…è un po’ che non scrivo, è che c’avevo una cosa da fare, questa:

http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=12153 ;

seguita da questa:

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/05/24/lo-stupro-e-un-problema-maschile/ .

Ne approfitto per un altro po’ di bieca autopromozione:

http://lorenxo.tumblr.com/lorenzogasparrini .

Tranquilli, tra un po’ riparto.

Marzo 28th, 2012

Lettera aperta a Lorella, Lidia, Caterina e Giovanna.

Questo è un testo che io e Lola su Ci riprovo abbiamo deciso di scrivere insieme e di diffondere insieme sui nostri blog, per email, e sui nostri profili Facebook.
 
Ci rivolgiamo a Lorella Zanardo, Lidia Ravera, Caterina Soffici e Giovanna Cosenza.
 
Voi quattro avete un blog nello spazio web de “Il Fatto Quotidiano”, come anche Massimo Fini. A suo nome è apparso sul cartaceo, il 24 marzo, questo articolo che certamente avete letto - o di cui senz’altro avete avuto notizia. Sul sito l’articolo è visibile per i soli abbonati: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/lossessione-per-la-donna/199753/ .
Sul contenuto non ci esprimeremo, perché com’è solito di Fini c’è tutto il suo campionario: sessismo, violenza, approssimazione, disinformazione, ipocrisia, ignoranza, razzismo. Basta leggere.
 
Non racconteremo ancora, e di nuovo, lo scontato gioco delle tre carte messo in campo dai direttori de “Il Fatto Quotidiano” Gomez e Padellaro, per il cartaceo e l’online. L’uno e l’altro, in tempi e occasioni diverse, ci hanno già risposto col consueto mucchio di ipocrisie tipiche dei dirigenti di media italiani: non l’ho pubblicato io, c’è la libertà di opinione, il suo è umorismo che può non piacere, predisporremo uno spazio per parlare di violenza dal punto di vista delle donne… la solita fuffa. Oppure il silenzio, indifferente e quindi complice di quelle parole di Fini.
 
Io e Lola abbiamo già detto in più occasioni che qui non si tratta di libertà di opinione o d’espressione, né di umorismo greve. Si tratta di non superare un limite, che dev’essere difeso esplicitamente e pubblicamente.
 
Questo limite, che ha varie forme, oggi per noi sta nel dissociarsi pubblicamente da chi senza rispetto per chi è morta, per chi è sopravvissuta segnata per sempre da un orribile violenza subita, arriva a scrivere, tra le altre nefandezze, anche queste infami parole:
 
…troppo spesso le ragazze di oggi si comportano da ‘vispe terese’. Citerò, per tutti, il caso, di qualche anno fa, di tre donzelle che, sulle montagne di Abruzzo, passarono tutte sculettanti davanti a un pastore di pecore macedone che, non sapendo né leggere né scrivere, ma riconoscendo solo i propri istinti, le inchiappettò.

Questa la cronaca.
Noi chiediamo che chi come voi è accomunato da una stessa testata giornalistica a questo individuo, a queste sue oscene parole, se ne dissoci apertamente e si dissoci dalla condotta della testata che - nell’ipocrita disegno “democratico” della supposta libertà d’espressione - si gode lo spettacolo di pubblicare tutto e il contrario di tutto, in omaggio alla qualunquistica ricerca del consenso numericamente più ampio possibile.
 
Lo chiediamo a voi soprattutto per aver apprezzato, anche altrove, il vostro lavoro e la vostra attività. Queste parole di Massimo Fini - come molte altre di molti altri che comunque non ci stanchiamo di segnalare, ricordare, decostruire, denunciare - non possono essere lasciate libere di circolare come ne niente fosse. Come se niente fosse.
 
Lorenzo Gasparrini, uomo e Lola, donna

Marzo 8th, 2012

Complimenti! sono finita casualmente qui (da un link sul blog della Zanardo), quello che scrivi mi colpisce molto...è fantastico che ci siano uomini, non solo donne, così, che hanno la coscienza e il coraggio di fare questo! grazie, GRAZIE veramente perché grazie a quelli come te capisco che non si deve mai generalizzare... quello che fai è una piccola goccia, solo tutti insieme si potrebbe smuovere un oceano di cose, però è una goccia che si oppone con molta forza allo sconforto. Stefi,21 anni
Asketh - Anonimo

Oggi pomeriggio sono andato a parlare in una scuola. Siamo in tanti Stefi, siamo in tanti. Mi fa piacere averti impedito di generalizzare. Dàje.

Marzo 7th, 2012

Questo Uomo No, #26

I care.

L’uomo che ridacchia soddisfatto dinanzi l’ennesimo corpo femminile volgarmente cartellonato in sei metri per tre, o pesantemente patinato nella rivista mensile/settimanale, o violentemente inquadrato dal nullificante programma televisivo; soddisfatto da un corpo sempre vestito il meno possibile, sempre con qualche organo sessuale/genitale in bella vista (o alluso); felice di una donna sempre piegata/girata/assemblata in una posa sessualmente esplicita, e sempre nella divisa di uno dei suoi tanti ruoli stereotipati - la massaia, l’infermiera, la modella, la segretaria, la svampita, la maggiorata, la cicciona-ma-simpatica, la ragazzina, la più matura “ma ancora è bòna”, la mamma, la nonna, la musa, la dolce, la comprensiva, la grandissima zoccola. Questo uomo no.

L’uomo gonfio di anni e di potere e di soldi più o meno suoi, che decide che l’aborto no, l’asilo no, il contratto no, lo stesso stipendio no, il tempo libero no, la parità dei diritti no, l’antisessismo no, niente violenza per nessuno no… perché a lui fa comodo così. Questo uomo no.

L’uomo che non capisce che metà della popolazione non può nei fatti essere la serva dell’altra; che non capisce che i servizi non devono permetterseli solo i portafogli di pochi, e per gli altri servono le fatiche di molte; che costruisce un welfare finto, alimentato dal sacrificio di un genere solo; che alimenta il mercato del lavoro con la disparità di trattamento tra i generi; che pensa allo sviluppo come il lontano traguardo raggiunto da uno solo, e non come il sollevamento di tutti da uno stato di semi sopravvivenza. Questo uomo no.

L’uomo che legge di stupri e femminicidi e dice che non è un suo problema, che non può farci niente, che non ha tempo per queste cose, che è una malattia e lui non ce l’ha, che il mondo è sempre andato così, che lui cosa c’entra, che se comandasse lui, che io penso ai fatti miei, che così sta scritto. Questo uomo no.

Questi sono i miei problemi, non solo oggi, non solo domani: questo uomo no, mai.

Gennaio 30th, 2012

Questo uomo no, #25.

L’uomo “passionale”. A me non piace l’uomo passionale, preferisco gli uomini con molte passioni. Che si lasciano trasportare, non dominare da esse; che sanno quando, dove e come potersi appassionare, e che non pretendono di poterlo fare sempre, ovunque e comunque. Che riescono a farne a meno, per farne godere altri o per rispetto; che le sanno condividere, per appassionarsi insieme. E, soprattutto, che amano le loro passioni e non le userebbero mai come scusa, giustificazione, colpa del loro comportamento.

L’uomo passionale è quello che c’ha la passione per. E che ci volete fare, lui c’ha la passione. Non c’è prezzo che possa fermarlo, lui c’ha la passione per. Non serve che lo abbiate fatto giurare il contrario, lui c’ha la passione per. E non contano promesse o garanzie, davanti alla sua passione per non contano. Non ci sono rapporti umani più importanti della sua passione per, perché quella è una passione e non tiene conto dei rapporti umani. Lui c’ha la passione prima di tutto per per se stesso, e quella spiega e giustifica tutto. Questo uomo no.

L’uomo passionale non ha rispetto. Il rispetto frena la sua passione, tende a disciplinarla e a inquadrarla, ma quella non ci sta, e l’uomo passionale, in preda alla sua passione, parla, grida, vuole, si agita, spinge gli altri, trasmette la sua passione con le urla, con le mani, con le gambe, con un sacco di altri organi. L’uomo passionale non rispetta molto il suo corpo, figuriamoci l’altrui: corre, tira, mena, lancia oggetti o li rompe. Teatrale nei suoi sfoghi, lui “è fatto così” e noi ce lo dovremmo tenere così, perché lui è passionale. Questo uomo no. 

L’uomo passionale è accecato dalla passione, non vede e manco sente altro che quella sua passione. Non c’è sfida, trguardo, o bravata che non possa trasformarsi nel prossimo desiderio animato dalla sua passione di esaudirlo. E’ inutile parlarci o avvertirlo, ormai non c’è modo di fermarlo: preso dalla sua passione, da essa si sente giustificato e già scusato per qualsiasi stupida conseguenza. La sua passione non anima il suo lavoro, né riempie le sue giornate; la passione per lui è ciò che piega il suo lavoro e sacrifica il suo tempo a quell’unico insindacabile obiettivo. Questo uomo no.

L’uomo passionale, tra le altre cose, decide lui qual è l’oggetto della sua passione, specialmente una donna. Non è che quella può permettersi di dissentire più di quanto la passione del nostro lo permetta; oltre, l’uomo passionale si offende. Eh sì, l’uomo passionale coltiva la sua di passione, mica quella altrui; e perché rifiutare tanta generosità, espressa con tutta una serie di parole e gesti che, per il solo fatto di essere passionali, sono di per sé giustificati e gradevoli? Quella donna che dovesse rifiutarli, o semplicemente rimanere indifferente, è sicuramente prevenuta, sciocca, banale, forse anche frigida. Questo uomo no.

L’uomo passionale non risparmia a nessuno la sua collera, se non ottiene ciò che vuole. L’uomo passionale, quando si arrabbia, si comporta come chi soffre una palese ingiustizia, come chi viene defrudato di qualcosa che gli spetta di diritto, per natura. L’uomo passionale si comporta “come un bambino”, e se ne vanta, e lo fa apposta, e gli piace avere tutti i vantaggi. Tra questi, pensa di poter esercitare crudeltà e violenza come se fossero a lui non imputabili del tutto, ma alla passione che lo domina. Comodo, vero? Mica è colpa sua, poverino, era in preda alla passione. Può succedere a tutti. Guarda caso, però, succede sempre a quei tutti ai quali la passione può far scontare meno anni di galera. Succede sempre in quei casi per i quali l’indulgenza del comune sentire potrà, un giorno, fare comodo anche a noi. Eh no, questo uomo no.

Dicembre 2nd, 2011

Questo uomo no, #24

A volte il sessismo di certi avvenimenti pubblici è talmente evidente che non è tanto utile commentarli, quanto fermarsi a vedere cosa succede “intorno” a quegli eventi. Risposte, reazioni, effetti, possono aiutare a capire nuovi sessismi finora nascosti e vecchia merda che torna a galla insospettabilmente. Allora è il caso di poggiare la mazza e mettersi a lavorare di cesello, per far notare qualcosa che non perché piccolo, marginale o collegato non è certo meno interessante dell’avvenimento principale.

Qualche settimana fa è apparsa su Nuovo Consumo, la rivista di Unicoop Tirreno, “la rivista dei consumatori”, questa immagine. Che sia un esempio di stereotipo sessista, va da sé e non c’è neanche bisogno di parlarne troppo; l’immaginario pornografico medio non ha difficoltà a rapportare quell’immagine a uno dei tanti generi commerciali del porno. Quello che è interessante è che, a una mail bombing organizzata da donne e uomini giustamente stufi di rappresentazioni del genere, il direttore della rivista ha risposto che lui e la redazione “pur restando convinti che questa immagine, nel contesto dell’articolo a cui si riferisce, non contenga quegli stereotipati contenuti offensivi nei confronti della donna che qualcuno ha ritenuto di vedervi, la redazione di Nuovo Consumo e io personalmente, riconosciamo di avere sottovalutato l’impatto che poteva avere questo scatto su alcune delle sensibilità che si muovono intorno a questi temi” (leggo su Facebook da chi ha ricevuto questa risposta). Segue filippica sbrodolona sulle belle cose fatte da Unicoop Tirreno per le questioni di genere. Ora, caro direttore, io capisco che lei debba difendere il suo lavoro e la sua testata, ma la realtà è un’altra: quell’immagine fa schifo soprattutto perché è uno stereotipo offensivo, senza se e senza ma, non possono esserci circostanze attenuanti. Lo è, non c’è niente da interpretare o da capire. Sarebbe stato molto più semplice dire “eh sì, abbiamo fatto proprio una stronzata, scusate” e sarebbe finita lì. Mica ti hanno mandato i caschi blu, direttore, era solo una mail bombing. Bastava rispondere con le parole giuste. Invece no, il vostro risibile errore è stato solo avere sottovalutato l’impatto. O sessismo o presunzione? Ma vaffanculo và. Questo uomo no.

E’ di pochi giorni fa la notizia - si fa fatica a chiamarla tale, ma il linguaggio è quello che è - che Alfonso Luigi Marra, Sara Tommasi e Domenico Scilipoti hanno presentato una iniziativa politica, diciamo così. La vicenda si commenta da sola e non è qui che vorrei soffermarmi; vi chiedo un piccolo sforzo. Cercate su un motore di ricerca le varie presenze di questa notizia sui tanti siti che l’hanno ospitata e date un’occhiata ai commenti dei vari lettori. Quanti ce ne sono dedicati a Marra? Quanti a Scilipoti? Quanti alla Tommasi? Il problema mi sembra chiaro. Il commentatore più frequente, dopo aver letto la notizia, sintetizza la sua opinione dando della troia a Sara Tommasi. Punto, fine lì.
Non che mi aspettassi taglienti analisi sul problema della lotta alle banche, né una sferzante satira su un uomo che ha trasformato con la sua abominevole condotta politica il suo cognome in un aggettivo; ma qualcosa che vada più in là del solo insulto sessista alla Tommasi speravo ci fosse. E in effetti ogni tanto c’è: sulla scorta della tipica “pari opportunità” all’italiana, si dà della troia anche a Scilipoti. Complimenti, commentatore. Questo uomo no.

Da un paio di giorni sta facendo furore nel web un articolo di Camillo Langone, un simpatico esempio di quello che un essere umano non dovrebbe mai arrivare a pensare né tantomeno a dire. Sul sessismo di Camillo rimando all’amica Arguzia - se uno dice le cose meglio di me io lo cito. Quello che mi interessa dire è: vale la pena parlarne? Dato che è solo una provocazione mediatica tanto per farsi cliccare e per vendere il prossimo libello di merda - o magari qualche copia rimasta degli altri - non sarebbe meglio passare tutto sotto silenzio e punire il Camillo con l’indifferenza che, indubbiamente, merita? Ecco, secondo me no.
Promuovere mail bombing, rilanciare link e contenuti commentandoli con disprezzo o sdegno, scrivere insulti all’interessato, sono azioni perlopiù innocue, ne convengo. Credo però che abbiano delle conseguenze positive: alzano il livello di attenzione verso altra merda simile, aiutano la memoria a ricordarsi di certe facce e certi nomi (casomai volessero ripresentarsi in altre occasioni), aumentano i legami tra persone con lo stesso modo di pensare e magari fanno scoprire insospettabili sessismi. Ecco, io credo che non sia mai tempo sprecato dire questo uomo no.