Settembre 4th, 2014

Questo uomo no, #49 - Be Free

Lunedì primo settembre sono stato invitato da Be Free a parlare nell’ambito della Scuola Estiva “Questioni di potere”. Qui sotto i link ai materiali che ho usato in quell’occasione.

Slides in formato PPT

Slides in formato ODP

Ringrazio Antonella, Sara e tutte le altre per l’importante occasione, il bellissimo luogo e il buonissimo cibo che abbiamo condiviso. Parlare del potere maschile è stato molto importante per me, e spero di aver dato a chi mi ascoltava qualcosa di degno della sua attenzione.

Di scuole politiche non se ne fanno quasi più, e i risultati si vedono. Per fortuna esiste ancora chi crede in questo strumento.

In questo articolo di Maria G. Di Rienzo qualcosa che, tra le mie chiacchiere e le successive domande di chi mi ha ascoltato quella sera, non ho fatto in tempo a dire.

Agosto 6th, 2014

Questo uomo no, #48 - Quasi un anno fa (That time in Lecce)

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E’ passato quasi un anno dalla mia partecipazione a “Giornalismi e sessismi” il 21 settembre 2013 alle Manifatture Knos, Lecce. Fu una giornata bellissima e molto intensa, che spero presto di replicare - con altri contenuti, forse in altro luogo, ma per gli stessi motivi.

Qui di seguito i video del mio intervento della mattina, in link separati:

Introduzione / Sessismo sui quotidiani / Perché farlo / "Delitto passionale" / Il “bravo ragazzo” / "Raptus" e simili / Immagine della società e dell’uomo / Luoghi comuni e leggende / Il “ghetto rosa” / La “colonna infame” / Caso Fini/Padellaro / Caso “Gomez” / Difesa di un giornalista / Dare i numeri / La colpa delle donne / Importanza del giornalismo

Purtroppo, anche a distanza di tempo, non mi pare che la situazione sia migliorata molto. Dàje, continueremo così.

Grazie ancora all’associazione “Io sono bellissima” e a tutte le bellissime idee che realizza.

Luglio 15th, 2014

Questo uomo no #47 - Il perfetto antisessista (The perfect anti-sexist)

Il perfetto antisessista giudica, prima di tutto e soprattutto, gli altri antisessisti, e li giudica tutti ancora un po’ maschilisti, anche se per motivi diversi. Questo uomo no.

Il perfetto antisessista ha sempre opinioni nette, perché lui non ha tempo e modo di essere accondiscendente, complesso o poliedrico; per lui tutte queste ricchezze sono ambiguità, e l’ambiguità non è pura come lui. Questo uomo no.

Il perfetto antisessista è fortemente “contro” ma raramente pro, ha pochi desideri politici semplici ma non ha mai proposte creative, è molto modesto ma sa la soluzione a tutti problemi. Questo uomo no.

Il perfetto antisessista studia, ma non partecipa; analizza, ma non fa esperienza; parla, ma non comunica; guarda, ma non osserva. Questo uomo no.

Il perfetto antisessista per prima cosa dice a te come essere davvero antisessista, perché nessuno è più antisessista di lui. E qualunque tuo invito a una riflessione, qualunque tuo racconto di un’altra comprensione, qualsiasi modo di ragionare che non segua i suoi passi, non è antisessismo. Questo uomo no.

Il perfetto antisessista è sempre dalla parte delle donne, qualsiasi donne siano e qualunque cosa vogliano. E se ci sono due donne o due gruppi di donne a discutere, dice che non ha gli strumenti per prendere una posizione - oppure che una delle due in disputa è ‘veramente’ una donna e l’altra no. Questo uomo no.

Il perfetto antisessista non fa mai gruppo con altri antisessisti, perché nel gruppo qualcuno potrebbe sbagliare, rimanere indietro, e perché le decisioni di gruppo comportano fatica, mediazione, scelte e ripensamenti. Lui non vuole mai essere associato a qualcuno che sbaglia, che ha sbagliato, che ha ripensamenti. Questo uomo no.

Per il perfetto antisessista il femminismo è sempre e solo uno: quello che gli fa comodo per dimostrare le sue ragioni. Questo uomo no.

Giugno 23rd, 2014

Questo uomo no #46 - Sono io che esagero? (Is it just me?)

Questo è il depliant che mi sono trovato, pochi giorni fa, nella cassetta della posta.

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Una palestra cerca nuovi iscritti, e pensa di cercarli nel grande pubblico parlando di una cosa tanto comune: le discussioni nella coppia. E allora un’agenzia pubblicitaria pensa bene di giocare con i litigi, comunicando che servirebbe un bell’allenamento, bei muscoli, resistenza, fiato, potenza, energia in più per sostenerli.

Ma sì, sono io che esagero. In fondo è solo umorismo, anzi un invito a “risolvere” gli attriti di coppia sfogandosi in palestra, magari.

Ma sì, sono io che esagero. Migliorare la propria forma fisica, il proprio aspetto, piacersi di più è anche un modo per aumentare la propria autostima e il proprio appeal - due cose che forse possono del tutto evitare tante discussioni, no?

Ma sì, sono sempre io che reputo almeno inopportuno - se non vile e cinico - farsi pubblicità in questo modo quando recenti fatti di cronaca hanno molto alzato l’attenzione sui problemi di coppia tragicamente conclusi con un femminicidio. Sono certamente io che esagero, che vedo complotti e trame.

Che bello non farsi tanti problemi. Che bello quell’uomo che vorrebbe smentire, che pensa ai problemi veri, che insomma non esageriamo, che poi alla fine sono tutte pippe mentali, roba da «isteriche arriviste», ma dai! Questo uomo no.

No no, non siamo in una cultura sessista. No no, non c’entra nulla il patriarcato. No, ve l’ho detto, sono io che esagero.

Maggio 19th, 2014

Questo uomo no #45 - Ancora sui “compagni sessisti”

Ospite della Primavera Queer all’Università di Chieti, dopo il mio intervento ho risposto a molte domande. Ma dovendo andare via presto, qualcuno dei ragazzi lì presenti che mi ha accompagnato alla stazione per il viaggio di ritorno me ne ha fatte altre in macchina, alle quali rispondo qui. Non ricordo le parole esatte, ma gli argomenti delle domande erano sicuramente questi che leggerete. La questione è sempre, ancora, quella: cosa dire ai “compagni” che del sessismo non sanno niente perché comunque, alla fine, non ne vogliono sapere niente? Ricordando sempre che non si può convincere chi non vuole essere convinto, chi non dialoga davvero - che sia compagn@ o no.

d.: Cosa dico al compagno che in mezzo a una manifestazione si mette a gridare “fascisti figli di puttana”? Che prendono in giro o ignorano o snobbano i/le compagn@ che non vogliono usare linguaggio sessista in nessun caso, contro nessuno?

r.: I nostri pensieri li formuliamo con il linguaggio, non con qualcosa di magico o inespressivo prodotto chissà dove che poi diventa linguaggio. Se dici “figlio di puttana” o simili a qualcuno, non è differente dal dirgli “sporco negro” o “brutto frocio”. Il sessismo è razzismo. Se il compagno che si esprime così non capisce questo semplice ragionamento, è perché non lo vuole capire. E questo dà la misura del suo essere compagno, che funziona finché non si tocca la sua costituzione (tradizionale, reazionaria, borghese) di maschio. Non conta nulla a chi rivolgi insulti razzisti o sessisti - sono segni del sessista, del razzista e del fascista che ancora c’è in te. Ce ne sono tanti di insulti tra i quali scegliere. Un fascista è tale per colpa della sua mamma? Una fascista è tale per via delle sue abitudini sessuali? Davvero “i compagni” non ce la fanno a capirlo? Letteratura sull’argomento ce n’è tanta. La questione è avere la volontà di leggerla per migliorarsi personalmente e politicamente.

d.: Cosa dico a quei compagni che alle mie rimostranze e argomentazioni rispondono cose del tipo “ma è più importante la lotta di classe” oppure “sono solo cose culturali alle quali penseremo dopo”?

r.: Sono sicuri, i compagni che rispondono così, di aver capito cosa s’intende con “classe”? Davvero non gl’interessa nulla di una classe composta da più di mezza umanità? Ne conoscono di più numerose e meno considerate sul piano economico, politico, sociale? Quale ortodossia gl’impedisce di vedere da chi è composta la classe sociale offesa dal sessismo, quale miopia gl’impedisce di vedere le disparità economiche alle quali è sottoposta, quale pigrizia intellettuale non gli fa comprendere che tipo di potere la vuole reclusa in una condizione di inferiorità trasversale ai regimi, agli status sociali, ai continenti? Eppure non mancano le fonti. Qui metto qualche spunto recente, preso a caso dal web proprio su questioni economiche (facendo finta che non ce ne siano altre):

Donne e lavoro”, “Progresso nel Mondo delle Donne: alla ricerca di Giustizia”,”Donne acrobate tra lavoro e famiglia, “Donne e mondo del lavoro”, “La povertà ha un volto femminile”, “Le donne impiegate in agricoltura nell’Africa sub-sahariana raggiungono il 65% del totale della forza lavoro"… tutte balle? Tutte cose di cui occuparsi dopo?

A proposito di cose secondarie: che cosa rende un capitalista tale, se non la cultura capitalista? Idem per il fascista, il liberale, e tutti gli altri tuoi nemici di classe, caro compagno? Oppure pensi che il fascismo e il liberismo economico esistano nel DNA delle persone? E come mai allora proprio la politica fascista e di destra in generale, storicamente in ogni epoca e in ogni paese, pretende per prima cosa il controllo della comunicazione e dell’istruzione pubblica? Forse questi aspetti non sono solo culturali, forse non è il caso di considerarli sempre dopo; forse è quella stessa cultura fascista e liberale e borghese e oppressiva ad averti convinto, da anni, da decenni, che le battaglie femministe e antisessiste sono solo culturalivengono doposono aspetti secondari. Forse, eh.

Pensare alle battaglie politiche come specifiche, particolari, singole, precise e con un solo obiettivo, una prima e uno dopo, e ignorare l’importanza del linguaggio con il quale si fanno, significa già perderle tutte in partenza. Questo compagno no, questo uomo no.

Aprile 16th, 2014

Questo uomo no, #44 (the crappy comment writer)

Quello che pensa di sapere cos’è il sessismo, e la prima cosa che ti dice è che c’è pure il sessismo delle donne nei confronti degli uomini.
Manco lo scrupolo di aprire il vocabolario, oppure Wikipedia. C’è il prefisso “sess-“, finisce in “-ismo”, allora è facile, lo sanno tutti, no?
Questo uomo no.

Quello che il problema non è questo, queste sono cose naturali che ci sono da sempre e sempre ci saranno; e poi c’è gente che non arriva alla fine del mese, ma chissenefrega del sessismo.
Delle conseguenze economiche di una società patriarcale e paternalista, costui non si preoccupa manco di sapere se possano esistere; forse perché non sono cose naturali.
Questo uomo no.

Quello che la parità è impossibile perché uomo e donna sono diversi, l’uomo è più forte, più grosso, la donna partorisce, non esiste ideologia che può evitare le conseguenze di questi dati di fatto naturali.
Ci siamo inventati lo stato di diritto, ma certo è scomodo osservare che funziona fino a quando fa il gioco di chi domina: poi, meglio usare la natura, o dare contro a “l’ideologia di genere”. La qualunque va bene, purché le cose non cambino.
Questo uomo no.

Quello che le quote rosa sono discriminanti verso gli uomini, l’importante è il merito, ma ti pare giusto che una viene scelta solo perché donna?
A lui invece pare giusto discriminare già tra bambini e bambine, in modo che non sia possibile manco che le donne arrivino a essere scelte; perché prima di toglierle dalle graduatorie, gli hanno tolto le idee dalla testa.
Questo uomo no.

Quello che non gl’interessa e trova tutto una gran perdita di tempo, perché sono tutti “concetti noti e risaputi”, cose che si dicevano già negli anni ‘70 e non hanno ottenuto alcun risultato.
Avete notato? E’ da un po’ che girano eruditi e specialisti della storia del femminismo, italiano e internazionale. Sono venuti fuori di recente, come gli esperti di cucina. Chissà dov’erano, fino a poco tempo fa.
Questo uomo no.

Quello che le donne devono avere rispetto anche loro, sennò dov’è la parità? Comodo avere tutte le facilitazioni e le protezioni, ma tanto le vedono tutti le donne a fare shopping, a rubare lo stipendio mentre dovrebbero essere in ufficio. Anzi, a casa, invece di rubare il lavoro agli uomini.
Si sa, le soluzioni migliori sono quelle più tradizionali. Lo schiavismo, per esempio, è perfetto: prendi un gruppo sociale e gli fai subire il peggio che c’è al mondo, dicendogli che è così da sempre, o per natura, o perché lo vuole un dio, o perché così è meglio per tutti.
Questo uomo no.

Quello che le femministe… (proseguire qui scegliendo una delle tante possibilità), è per questo che dicono quello che dicono.
E’ stupendo constatare come in Italia pressoché nessuno abbia la minima nozione riguardo la storia delle questioni di genere, ma tutti abbiano già innata l’idea di cosa sia una femminista. E’ nell’aria, proprio.
Questo uomo no.

Quello che dall’alto della sua professione (psicologo, avvocato, medico, imprenditore, risorse umane, analista dati…) corregge la visione del fenomeno “sessismo” alla visione del fenomeno che se ne ha dalla sua professione, che certamente - a suo insindacabile dire - è la più importante per avere una visione corretta del fenomeno.
Senza minimamente considerare la possibilità che anche l’esercizio e lo status della sua professione potrebbero aver subito dei condizionamenti e alimentato dei pregiudizi culturali sessisti; no, perché lui e il suo lavoro sono oltre i fenomeni, e da lì si possono cacare giudizi infallibili.
Questo uomo no.

Marzo 5th, 2014

Questo uomo no, #43 (the newspaper’s one)

Caro direttore di quotidiano, sempre pronto a rispondere solo alle lettere dei lettori che ti permettono di fare bella figura e di snocciolare i tuoi qualunquismi presuntuosi, presente in TV solo come un direttore di giornale sa fare - cioè altezzoso e belloccio e sputasentenze, forte coi deboli e debole coi forti, ignorante di qualunque questione di genere ma deciso a riderne come di frivolezze, roba per isteric@ e/o bigott@. Questo uomo no.

Caro vicedirettore di giornale sempre polemico e documentato, fastidiosamente sul pezzo soprattutto quando il tuo avversario dialettico non è presente, arguto sarcastico brillante mai accondiscendente, spietato nella parola e fulmineo nel gesto, sprezzante su tutti i sessismi perché li ritieni vecchiume, cose poco spendibili, anzi troppo “divisive”. Questo uomo no.

Caro caporedattore felice paternalista, approvi l’importanza la posizione la rilevanza la struttura di tutto ciò che va stampato, calcolando pesi e lunghezze per far quadrare il cerchio secondo la tua indiscutibile esperienza, attento al titolo al sottotitolo alle presenze - questo sì, questo no, questo di più, questo di meno, questo me lo cacci fuori per favore. Serve colore, in genere rosso, in genere rosa, meglio quando il rosa diventa rosso - oh, però tutto al suo posto, nella sezione giusta. Questo uomo no.

Caro caposervizio, tu che scegli i titoli, cambi le parole, chiedi le retoriche, decidi il tono oppure lo cambi, scarti tagli elimini riempi modifichi il lavoro altrui perché questo è il tuo lavoro, sezioni la tua sezione e ne plasmi forme e contenuti - non sia mai capiti un qualche esempio di sessismo, quello lo lasci perché è come il nero: va bene su tutto. Questo uomo no.

E tu, caro inviato, che esponi con la profondità e il distacco di chi appunto è lì inviato, mandato, lanciato, progettato, spedito, pagato per vedere, sentire e scrivere, hai la sensibilità giusta per mettere in crisi quel sistema che ti ha formato mente, occhi, mani, pelle e pregiudizi? O sei lì a fare l’organo senziente di qualcun altro, di qualcosa d’altro? Non ti preoccupare, per te risponderanno le tue parole - soprattutto quelle che non ci saranno. Questo uomo no.

Caro redattore, tu che ormai automaticamente cambi le tue e le altrui parole per meglio aderire ai desideri di questi qui sopra, che sai benissimo manovrare i tuoi toni con la stessa facilità e noncuranza riservata alle cose che possono essere rimpiazzate in qualunque momento, come potresti imporre - ma anche solo suggerire - una parola diversa, un’espressione migliore, non discriminante? E poi, perché? Non l’hai fatto tu questo lavoro, non l’hai fatto tu questo linguaggio sessista. Mica è colpa tua, no? Questo uomo no.

Rimani tu, praticante, rimani tu, a gratis. Impara a fare le cose come le vogliono questi qua sopra e tutto andrà bene. Forse, per te. Per altre e altri, un po’ meno. Questo uomo no.

Gennaio 30th, 2014

Questo uomo no, #42 (the one at Mamiani’s)

Pochi giorni fa sono stato al liceo Mamiani di Roma, dove il collettivo ha (auto)organizzato un “Laboratorio sulle questioni di genere”. Ho parlato per un’ora abbondante di linguaggio sessista nell’ambito privato, sociale, pubblico e sui media.

Queste le slides che ho usato: in formato PPT e in formato ODP.

Ho trovato ragazzi attenti e interessati - esattamente quello che speravo. Continueranno i loro incontri su altri temi: il queer, la transessualità… bravissimi. Dàje così.

Speravo in qualche “caso” che potesse esemplificare tante delle cose dette in quella occasione. Non c’è stato bisogno di aspettare molto: ieri, in Parlamento, violenza e insulti sessisti. Ottimi esempi di come non usare il corpo e il linguaggio; e che sono venuti da rappresentanti del potere legislativo, in quella fondamentale istituzione che è il Parlamento.

Tu, uomo che credi esitano dei momenti, delle situazioni, delle contingenze nelle quali il sessismo è giusto, lecito, si può usare, è inevitabile: sei solo un povero ipocrita. Questo uomo no.

Gennaio 7th, 2014

Questo uomo no, #41 (the smiling one)

L’uomo che rispetta le donne perché le guarda sempre sorridendo. Sempre. Che dicano “oggi è nuvoloso”, “la cosa coseggia” o “la morte si sconta vivendo”, lui sorride. Che si organizzino per protestare in piazza o che allestiscano un burlesque, lui sorride. Che quella che ha davanti le stia raccontando delle Mirabal o dei Ramones, lui sorride comunque. Questo uomo no.

L’uomo che ride delle sue battute a doppio senso - ma “io le donne le rispetto, eh”. L’uomo che fa sempre commenti sessisti - ma “io le donne le rispetto, eh”. Quello che fa facile umorismo sui più diffusi luoghi comuni maschilisti: la segretaria bòna, la dottoressa procace, la straniera disinibita, la casalinga infojata, la studentessa finta casta, la donna in carriera che l’ha data a tutti - ma “io le donne le rispetto, eh”. L’uomo che ride delle grasse, delle racchie, delle femministe, delle maestre, delle badanti, delle “donne delle pulizie”, delle donne al volante - ma “io le donne le rispetto, eh”. Questo uomo no.

L’uomo che “le donne sono di due tipi…” e ride. L’uomo che “le donne sono tutte uguali” e ride. L’uomo che “le donne non le capirò mai” e ride. L’uomo che “io lo so cosa vogliono le donne” e ride. L’uomo che “le donne hanno un’idea fissa” e ride. L’uomo che “le donne cambiano continuamente idea” e ride. L’uomo che “io con le donne sono sempre sfortunato” e ride. L’uomo che “non ho capito quelli che hanno problemi con le donne” e ride. Questo uomo no.

L’uomo che ride “perché le donne non si toccano nemmeno con lo stelo di un fiore”. L’uomo che ride “perché mi piace il gioco tra uomini e donne”. L’uomo che ride “perché io dalle donne mi faccio fare tutto”. L’uomo che ride “perché io nella vita sono condizionato dalle donne”. L’uomo che ride “perché non saprei come vivere senza le donne”. L’uomo che ride “perché non si parla mai di quello che subiamo noi uomini”. L’uomo che ride “perché sarebbe piaciuto a me, essere una donna”. Questo uomo no.

L’uomo che “i problemi sono altri”, e ride. L’uomo che “non capisco che differenza c’è tra uccidere un uomo e una donna”, e ride. L’uomo che “invece di preoccuparci delle tasse!” E ride. L’uomo che “ma non vedete che sono tutti argomenti inventati per rincoglionirci?” e ride. L’uomo che “ancora col femminismo?” E ride. L’uomo che “eh, però pure loro se la cercano”, e ride. L’uomo che “oh, ha perso la testa e l’ha ammazzata, può succedere”, e ride. L’uomo che “aho, intanto quello hai visto con chi scopa? Beato lui!” E ride. Questo uomo no.

L’uomo che ride, ride, ride - e opprime ridendo. Questo uomo no.

Novembre 25th, 2013

Questo uomo no, #40 (one day in Lugo)

Il 15 Novembre scorso sono stato invitato dall’associazione Demetra a tenere un seminario a Lugo di Romagna, che abbiamo deciso di intitolare “Sessismo, linguaggio, pratiche antisessiste”. E’ stata un’esperienza interessante e divertente, e per me l’occasione di conoscere meglio una realtà complessa come il mondo dei centri antiviolenza, portati avanti da lavoro volontario, lontani da grandi agglomerati urbani.

E’ a queste associazioni, al loro lavoro che andrebbero indirizzate campagne informative, finanziamenti, strutture, facilitazioni da parte di uno Stato che invece - come testimonia la loro stessa esistenza - è latitante, o peggio - come testimonia la vicenda del cosiddetto “DDL sul femminicidio”. Oggi, 25 novembre, molta retorica inutile farà tanto rumore.
Ma Demetra, e con lei tutt* quell* che fanno qualcosa contro la cultura delle discriminazioni di genere, ci saranno anche domani. Dàje così.

Questo il link per scaricare il file .ppt che ho usato in quella occasione.

In alcune slide - per esigenze di spazio e di facilità di espressione - gli argomenti sono solo accennati e ovviamente mancano nel testo i riferimenti diretti alle vicende di cronaca; ma si tratta sempre di elementi presi dalla mia attività antisessista. Quindi la maggior parte delle informazioni e dei link utili li trovate:

- nei miei post su Intersezioni;

- nei miei post su Femminismo a Sud;

- negli atri siti segnalati nell’ultima slide, e cioè:

comunicazionedigenere.wordpress.com

genitoricrescono.com 

iosonobellissima.it

lafilosofiamaschia.wordpress.com

maschileplurale.it

noino.org 

ritentasaraipiufortunato.blogspot.it

www.softrevolutionzine.org

vitadastreghe.blogspot.it 

- e in questo stesso Tumblr.

Ottobre 29th, 2013

Questo uomo no, #39 (My words in June)

Il 18 giugno 2013, grazie al gruppo Conversazioni di genere, sono stato invitato a parlare di "Media e femminicidio". Ecco qui le mie parole di quella sera, divise in cinque parti. Ringrazio Conversazioni di genere, in particolare Sara Pollice e Roberta Biasillo che hanno organizzato e filmato, e La Città dell’Utopia per l’ospitalità.

Parte 1/5 - Perché parlarne

Parte 2/5 - Trattamento nei media

Parte 3/5 - Deconstructing

Qui l’articolo oggetto del deconstructing.

Parte 4/5 - Cosa si può fare

Parte 5/5 - Links utili / Perché sono antisessista

Ottobre 17th, 2013

Questo uomo no, #38 (“I apologize if…”)

L’uomo che si scusa SE ha offeso qualcuno con la sua battuta sui negri, sui froci, sulle puttane, su quelli che (a suo dire) non scopano quanto potrebbero o che non si uniscono al coro dietro il classico “anvédi che fregna!”, sulle mamme in cucina e sulle famiglie tradizionali - l’uomo che non capisce che è sessista e/o razzista e che dovrebbe scusarsi PER aver offeso qualcuno. Questo uomo no.

L’uomo che ti dà dell’esagerato, del fanatico, dell’ideologo, che pensa che la “parità” consista o nell’insultare tutti i generi allo stesso modo, o nel dare a tutti gli stessi doveri fingendo che finora tutti abbiano avuto gli stessi diritti, l’uomo che non ha idea di cosa sia il femminismo ma pensa di sapere benissimo cos’è una femminista - l’uomo che è ancora pieno del peggiore -ismo possibile. Questo uomo no.

L’uomo che pensa di essere molto ironico se propugna le sue battaglie civili usando un fumetto che scopiazza un supereroe Marvel applicandogli la ceppa di John Holmes. E indovinate chi viene gratificato di tale supereroico superpisello? La casalingua. E via di stereotipo sessista, ah ah ah! Questo uomo no.

L’uomo che legge un media digitale dedicato alla cultura contemporanea che propone un contenuto alternativo, satirico ed originale, tanto alternativo satirico e originale che - indovinate un po’? - sguazza nel sesissmo più becero proponendo il mappamondo del livello di troiaggine. Ah, che satira, che originalità, com’è alternativo! Questo uomo no.

L’uomo che invece confida in media più generalisti e di consolidata fama, nei quali può trovare, nella sezione Tecnologia » Web » Gratis Online pubblicata un’interessantissima, tecnologica, gratuita rassegna delle dieci tipiche "fighe di legno". Ah ah ah, che risate! Attendo trepidante la lista dei dieci tipici cazzi mosci, sempre in Tecnologia » Web » Gratis Online, all’insegna della “parità” di cui sopra. Questo uomo no. 

L’uomo che non sa distinguere ironia e sessismo, creatività e sessismo, satira e sessismo, è sessista. E non mi scuso SE non lo capisce quando glielo dico. Questo uomo no.

Ottobre 10th, 2013

Questo uomo no, #37 (knights&gentlemen)

Ah, l’uomo che elogia le donne di una volta, le “vere” donne, le donne regine della casa, le donne che stanno lì dove tu sai che stanno sempre, le donne che accettano di essere mamme/mogli/donne e che gli piace - e che soprattutto hanno avuto tante possibilità di scelta. Questo uomo no.

Ah, l’uomo che apre la portiera, l’uomo che porge il braccio per aiutare a salire le scale, l’uomo che porge sempre il braccio per passeggiare, l’uomo che tiene l’ombrello su di lei anche se si bagna, l’uomo che offre la sedia per sedersi, che offre la giacca per scaldarsi, l’uomo che tiene aperto il portone - tanto il ponte levatoio, allora come ora, lo chiude lui. Questo uomo no.

Ah, l’uomo che capisce NO come fosse SI, l’uomo che apprezza la donna che nasconde le sue intenzioni perché lo vuole più audace, l’uomo che valuta la donna inversamente al numero di uomini che ha avuto, l’uomo che non concede tempo a una donna perché lui vuole LA donna, l’uomo che ama corteggiare e sedurre - perché ama il potere e non i sentimenti. Questo uomo no.

Ah, l’uomo che prende un “sì” per andare a cena, un ”sì” per prendere un drink, un ”sì” per vedere un film al cinema, un ”sì” al passaggio in macchina, un ”sì” allo shopping compulsivo, un ”sì” alla corsa al parco, un ”sì” alla chiacchierata in pausa pranzo, un ”sì” al tango o alla disco - tutti come un “sì” al sesso. Questo uomo no.

Ah, l’uomo che mette la donna su un piedistallo, il piedistallo della moglie, il piedistallo della mamma, il piedistallo della sorella, il piedistallo della compagna, il piedistallo della santa, il piedistallo della nonna - piedistalli o castelli, sempre prigioni sono. Questo uomo no. 

Luglio 16th, 2013

Questo uomo no, #36 (designers)

Come si propaga una cultura sessista? Per esempio, così.

Luglio, tempo di “open days”. Quelle manifestazioni-vetrina nelle quali le università e gli istituti similari organizzano manifestazioni e iniziative per presentarsi al pubblico, per interessare le matricole e farle iscrivere. E’ il marketing - può non piacere, ma è necessario e anche utile, in questo caso.

Metti che io sia un noto e prestigioso istituto di design. Che per il mio open day, oltre ai colloqui con i docenti, metta in campo il personale necessario a dare informazioni logistiche, sulle borse di studio, sulle possibilità lavorative. E in più, per animare la giornata, organizzo anche un workshop per i ragazzi che vorrebbero iscriversi, per far provare loro come si lavora “sul campo”. Fin qui, tutto normale e meritorio.

Però il workshop lo chiamo “Uomini VS Donne”: gli uomini svilupperanno un progetto di comunicazione musicale per un famoso dj, mentre le donne potranno progettare e realizzare un accessorio a scelta con l’aiuto di un insegnante di Fashion Design.

Scritto così, io metto i generi uno contro l’altro. Scritto così, le donne hanno un aiuto, gli uomini non ne hanno bisogno. Scritto così, se una donna vuole provare a progettare la comunicazione musicale del dj, non può farlo; se un uomo vuole realizzare un accessorio di moda, non può farlo. Scritto così, è sessismo.

Penserete che a nessuno verrebbe in mente di organizzare un’iniziativa promozionale così stupidamente sessista. E invece no. Succede davvero.

Come si propaga una cultura sessista? Per esempio, così.

Giugno 5th, 2013

Questo uomo no, #35 (the hyenas)

A volte è il caso di pubblicare anche cose altrui. Pubblico questo link

http://politicafemminile-italia.blogspot.it/2013/06/le-iene-sullo-stupro-questa-non-e.html

e sottoscrivo quanto viene detto lì. Con qualche precisazione da fare in quanto uomo, nel senso di essere umano di sesso maschile, eterosessuale, antisessista.

La posizione retorica scelta per il servizio de Le Iene “Sesso o stupro?”- cioè persone che parlano “contro” una persona che si è espressa altrove e “risponde” solo in forma scritta - è una posizione di potere, non di equilibrio. Con l’ipocrita scusa che lei ha il diritto di non parlare di ciò che è successo, si permette a gli altri coinvolti di parlare in sua assenza. Gli imputati non sono in studio, in diretta: è tutto registrato, preparato. Non è possibile neanche lontanamente paragonare questo servizio a un confronto tra posizioni opposte, a un racconto equilibrato. Ci sono tre uomini presenti e parlanti e una donna assente; lei ha il diritto di non esserci, ma lo paga con la condanna a non poter replicare, a non poter rispondere alle esatte parole della controparte. Per me, questo è un sopruso da parte di chi ha costruito il servizio giornalistico.

Le parole sono importanti - e le immagini pure. Ci sono due uomini che raccontano la loro storia e un altro uomo che racconta le circostanze, porge le domande, guida l’attenzione di chi sta guardando. E’ - questo dicono le immagini - una versione maschile di quanto accaduto. Se il giornalista avesse davvero tenuto a un equilibrio tra le parti, e se avesse davvero voluto rimarcare un’anomalia processuale tra i tanti casi di stupro conclusi positivamente con la giusta punizione comminata ai colpevoli, avrebbe reso anche questi elementi visibili nel servizio con altri volti, altre persone, altri generi, offrendo una visione più vasta del problema - facendo comprendere che questo caso dovrebbe assumere un’importanza che va al di là delle persone direttamente coinvolte. L’invito finale a denunciare, da parte delle donne che subiscono abusi, è ugualmente ipocrita, come il resto: dopo diciotto minuti di quel trattamento, come si può pensare di aver incoraggiato qualcuna a denunciare?

Lo dico cinicamente: leggendo tanti commenti al video prima di vederlo, pensavo ad una operazione mediatica fatta di opinioni illustri, dottoresse psicoesperte pronte a sostenere la possibilità di una montantura fatta dalla vittima, corroborate da rimandi ad altri famosi casi di falsi stupri, oppure con il classico “esperto” scelto ad hoc tra quelli che la pensano nella maniera più adatta. Invece il servizio è semplicemente un’arringa in difesa degli imputati, maschi, costruita da un uomo, maschio, nella quale si sentono solo voci maschili (si, vabbè, la mamma, certo), e si vedono solo volti maschili. E’ un racconto maschile fatto al maschile, tutto qui. Questo uomo no.

Ci tengo a dire esplicitamente che l’esito del processo d’appello, e della vicenda giudiziaria nel suo complesso, nella mia opinione non c’entra più col giudizio su questo lavoro giornalistico. Domani lei potrebbe confessare che s’è inventata tutto - questo servizio rimarrebbe quell’inguardabile sopruso che è, e l’ “avere ragione”, notoriamente, non giustifica nessun sopruso.