Ottobre 21st, 2011

Questo uomo no, 23#

Vi dirò, non mi andava molto di scrivere un altro post a pochi giorni dal precedente, mi dà l’idea di speculare troppo su alcuni argomenti e di realizzare una sorta di instant-post che detesto di per sé. Però un po’ “me s’è chiusa la vena”, come si dice dalle mie parti, e un po’ credo che l’argomento meriti.

Diciamolo da subito forte e chiaro: la masturbazione non è né un reato né un peccato né una fonte di malattie - al massimo imbarazzanti infortuni, ma anche in quel caso il maggior problema è la vergogna e non la salute. Quindi lo dico apertamente: non ho niente in contrario alle pippe. Sono, nel mio caso, bellissimi ricordi di un tempo che fu e me li tengo stretti.

Il problema è, come al solito, la strumentalizzazione di ciò che appartiene al rapporto con il nostro corpo e l’uso ipocrita e sessista del corpo altrui. Sì, perché quando vedo un sito come questo http://hotchicksofoccupywallstreet.tumblr.com/ non posso non dire ai suoi creatori, Steven Greenstreet e Brandon Bloch, questo uomo no.

Io capisco che sei un filmaker come milioni di altri e non vedi l’ora di avere il tuo quarto d’ora di celebrità. Capisco pure che stai lì come un avvoltoio sull’avvenimento mediatico più importante del momento, una protesta clamorosa e non nascondibile contro un tempio dell’occidente, Wall Street, e tutto quello che quel tempio rappresenta e che lì viene venerato. La tua speranza, è ovvio, è che succeda qualcosa di eclatante e che tu sia lì a riprenderla. Stanco di aspettare - immagino io - la crei tu. E crei “Belle fregne di ‘Occupiamo Wall Street’” (dico ‘fregna’ perché la parola mediatico-perbenista-berluscoide ‘gnocca’ la aborro; preferisco parole con più storia e più senso, anche nel caso delle offese sessiste da tradurre). Eh no, questo uomo no.

Cari Steven e Brandon, voi non potete creare l’ennesimo sito per guardoni pipparoli internettari e sperare di ammantarlo con l’etica della partecipazione politica, con la metafora (sessista) della bella guerrigliera che chiama le orde alla battaglia. No belli miei, a me non mi fregate. E non cambia nulla che pubblichiate parole di consenso degli stessi manifestanti, delle stesse donne riprese da voi: il sessismo - lo dico da tempo - è trasversale all’appartenenza politica, al sesso e all’intelligenza. Una persona allevata e cresciuta in mezzo a un linguaggio sessista, a immagini sessiste, in un mondo sessista, avrà abitudini sessiste, di qualunque tipo siano i suoi genitali. E usare i corpi altrui per invitare a fare una qualsiasi cosa è una forma di sessismo, sempre. Questo uomo no.

Avete scelto il modo più schifoso per pubblicizzare il vostro lavoro e sfruttare “Occupy Wall Street”, nonché uno dei più antichi e odiosi veicoli pubblicitari, purtroppo: il sesso. No, non seguirò i vostri inviti. Non farò alcuna “constructive discussions”, perché con i sessisti non ci discuto: dicuterci significa già legittimarli. No, non sento nessuna “vibrant energy” nelle vostre immagini, a meno che non intendiate le erezioni suscitate nel vostro pubblico entusiasta del quale non farò parte. No, io non dico “Wow, seeing all those super smart hot chicks at the protest makes me want to be there”, perché per me non esistono “super smart hot chicks”. Io non uso quelle parole, non uso quelle immagini, non uso quel linguaggio, perché io non sono sessista. Voi sì. Questo uomo no.

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