Questo uomo no, #11.
Prima di tutto, un grazie alle splendide persone che lavorano nei siti che cito, e al loro lavoro quotidiano. Qui non riporto che pochi esempi di quello che fanno per tutti, uomini e donne.
Sono perfettamente consapevole che i mezzi di comunicazione “virtuali” non fanno passare che una piccola parte della comunicazione naturale. Digitando messaggi testuali va persa l’intonazione, la gestualità, il ritmo di pause e silenzi che comunicano molto oltre le parole; non c’è più quella parte inevitabile di giudizi e pregiudizi che porta con sé la nostra semplice figura in carne e ossa. Per questo la nostra identità, la nostra personalità, appare per forza di cose “deformata” attraverso questa specie di sineddoche della vita che è l’apparire solo in forma di frasi scritte. E allora è inevitabile in rete essere un po’ “diversi” dalla realtà; basta esserne consapevoli e, anzi, scriverlo chiaramente, ogni tanto.
Meno inevitabile è servirsi di tutto questo per essere ipocriti e violenti.
Ci sono maschi che, nel mondo virtuale, non mettono la loro vera faccia vicino alle loro parole e neanche il nome; insomma niente di vero o di reale. Fin qui niente di male, è un gioco permesso e lecito. Il problema è quando questi maschi usano email, social network, forum, blog per insultare, calunniare, fare violenza, organizzare violenza, creare confusione o incertezza in chi legge appositamente per screditare altre persone, altri generi, altri gruppi, altre realtà. Questo uomo no.
Maschi che moltiplicano le loro identità fasulle per insultare o per accrescere le possibilità di coinvolgimento - come nel gioco delle tre carte, per strada - per attrarre altri maschi e farli abboccare ai loro mondi di violenza e di vigliaccheria mascherate da forza e da orgoglio. O per aumentare il numero di lettori, commentatori, consultatori, insultatori, violenti in genere, tanto per fare mucchio insomma, riproducendo quella logica del branco che va tanto di moda tra i maschi violenti. Questo uomo no.
Maschio che si fa forte di un numero (fasullo come la sua forza) e non delle qualità della sua persona, forte di un tono provocatorio e minaccioso e non dei fatti che non conosce e misconosce, forte di bugie e manipolazioni invece che di contenuti veri. Forte di niente, insomma, se non dell’eco delle sue parole ripetute da altri maschi abituati anche loro a fare eco a parole altrui, sempre uguali alle proprie. Nessuna discussione, nessuno scambio, solo passaggio acritico di informazioni. Tutti uguali e tutti già d’accordo. Questo uomo no.
Maschio che a una pagina di realtà, raccontata come uno se la vive, senza chiedere niente a nessuno, senza voler dimostrare niente, replica con la vecchia infantile gara e chi ce l’ha più lungo; perché lui è un maschio vero, quindi instancabile, ingiudicabile, inarrivabile, intoccabile, insuperabile, impermeabile, inattaccabile, invincibile. E inutile, come tutte le sue parole. Questo uomo no.
Maschio che non è capace di una relazione alla pari, ne ha paura: quindi combatte virtualmente quelle battaglie che nella realtà sono violenza, prevaricazione, annullamento di qualunque cosa gli resista - soprattutto se di un altro genere. Combatte con la forza del suo egoismo, e del suo egoismo rispecchiato in tanti maschi simili che grugniscono approvazione dai loro egoismi, impauriti e incapaci di fare qualcosa alla pari con un altro diverso da sé. Maschi che hanno solo la forza, il coraggio, l’orgoglio, la dignità di fare le cose da soli: la forza, il coraggio, l’orgoglio, la dignità di una pippa. Questo uomo no.
Maschio sempre in gara nella vita, che deve dimostrare che è capace di tutto, arrivare ovunque, sfidare ogni sfida, correre ogni corsa, vincere ogni vittoria; perché anche in un mondo come questo, nel quale può fare quello che gli pare, sente che qualcuno lo costringe, gli impedisce di esercitare la sua volontà. Le solite chiacchiere criptofasciste, quelle di chi scrive “mi piace il gioco duro, perchè quando la morte arriverà trovi il pranzo consumato e il festino deserto”; con il consenso di altri maschi che parlano, in sostanza, sempre e solo della morte, che hanno già incontrato e neanche se ne sono accorti. Questo uomo no.