Questo uomo no, #21
Non mi stancherò mai di invitare tutti a riflettere sul linguaggio, e in modo particolare sul proprio linguaggio. E’ un vero dolore scoprirci a usare quelle parole, quelle espressioni che invece deploriamo quando vengono usate da altri, magari riferendosi proprio a noi. Ma non mancano - anzi, direi che sono la maggioranza - quelle persone che, per esempio, attaccano il linguaggio vuoto e ipocrita della politica e poi, quando tocca a loro parlare, ne fanno un uso quasi virtuosistico. Come quelli che rispondono “il problema è un altro”.
Quando fai notare a qualcuno, durante una conversazione, che forse sta usando un linguaggio sessista, e che anche se lui non lo è - o non si sente tale - quel linguaggio continua a veicolare sessismo, violenza, discriminazione, il più delle volte ottieni in risposta una risata o un ghigno, e una battuta che cerca di far capire che l’espressione usata era accidentale, casuale, buttata lì perché è un luogo comune (e non è proprio questo il dramma?). Insomma, lui non ha usato un linguaggio sessista soprattutto perché nel linguaggio “il problema è un altro”. Questo uomo no.
Quando distribuisci un volantino che spiega che “no vuol dire no”, con il quale cerchi di spiegare che per evitare tante violenze sessiste basterebbe non fare finta di fraindendere le parole e i gesti che negano assenso pur di realizzare i propri desideri sessuali, capita che molte persone ti dicano che tu vuoi “distruggere la bellezza del corteggiamento”, che “il linguaggio è relativo”, che “si capisce cosa e quando vuole una donna”, ma soprattutto che non è quella la cosa importante per frenare la violenza sessista. Molti ti dicono che “il problema è un altro”. Questo uomo no.
Quando pubblichi qualcosa sul tuo blog, o fai girare una cosa altrui, che stigmatizza una pubblicità sessista che diffonde (ancora, sempre, di nuovo) l’idea che i corpi di donne si vendono, interi o a tranci, per attrarre menti e occhi all’abitudine di possederli, giocando con doppi sensi volgari e pornografici - utili solo a far ridere chi immagina di poter consumare così un’appagante pseudostupro - c’è sempre qualcuno che commenta con un “ma è solo ironia”, “sei un bigotto, ma scopa ogni tanto!”, “è sempre stato così, è la natura”, oppure con “e come altro fai pubblicità a questa cosa?”. Trovi sempre molti pronti a spiegarti che quello che fai è inutile, perché in realtà “il problema è un altro”. Questo uomo no.
Quando commenti un quotidiano o un partito politico che usano una comunicazione sessista, continuando a usare quegli odiosi e violenti stereotipi di genere che andrebbero banditi dalla comunicazione pubblica - soprattutto in quegli organi di stampa o organizzazioni politiche che si vantano di appoggiare battaglie per la parità dei generi! - non mancano mai quelli che ti appioppano l’etichetta di “censore”, di “moralista bacchettone”, di “malato di mente”, di “lesbica” (a me è successo davvero…). Queste belle personcine, se non ti insultano, ti spiegano che in un paese come l’Italia non si può perdere tempo dietro queste questioni; con quello che succede nell’economia, nella politica, in Italia “il problema è un altro”. Questo uomo no.
E’ vero, avete ragione: in Italia “il problema è un altro”. In Italia il problema siete voi. Questo uomo no.
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